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MotoGP&Sicurezza: a Losail si faranno test sul bagnato, in notturna

Siete in mezzo al deserto. Fa caldo, anzi caldissimo, ed avete sete? Organizzate un Gran Premio del Motomondiale. Nelle zone desertiche la pioggia è rara, ma negli ultimi anni i rabdomanti hanno avuto vita facile con il passaggio della MotoGP. Il massimo campionato motociclistico negli ultimi tempi è stato spesso accompagnato dalla pioggia a Losail, ed…

21 Febbraio 2018
3 min read

Siete in mezzo al deserto. Fa caldo, anzi caldissimo, ed avete sete? Organizzate un Gran Premio del Motomondiale. Nelle zone desertiche la pioggia è rara, ma negli ultimi anni i rabdomanti hanno avuto vita facile con il passaggio della MotoGP. Il massimo campionato motociclistico negli ultimi tempi è stato spesso accompagnato dalla pioggia a Losail, ed in generale nella scorsa stagione solo 5 appuntamenti non hanno avuto almeno un turno bagnato. E Losail non era tra questi 5. Oltre al limite imposto da una struttura non concepita per gare bagnate -sorge appunto in mezzo al deserto – c’è anche quello imposto dal gareggiare in notturna. Le luci dell’impianto di illuminazione si riflettono nelle chiazze d’acqua, andando ad ingannare i piloti circa i punti di frenata. Per ovviare a ciò sono state apportate alcune modifiche, che verranno provate tra due settimane negli ultimi test prestagionali.

Pioggia e scopettoni a Losail: qualifiche annullate, si partirà secondo le classifiche combinate delle libere

Qualche anno fa la gara di Losail fu spostata al lunedì, lo scorso anno si è dovuto attendere fino all’ultimo momento per decidere se correre o meno. Il circuito qatariota è perfettamente idrofobo: non solo manca un adeguato sistema drenante, complice la natura desertica, ma soprattutto correndo in notturna i riflessi dei riflettori traggono in inganno i piloti. Nel corso del 2017 sono state apportate alcune modifiche, sull’asfalto e sui tombini che lo affiancano, per migliorare il deflusso dell’acqua piovana. Ora queste modifiche verranno valutate concretamente: la parte finale dei test in Qatar, che avranno luogo dal primo al tre di marzo, sarà dedicata alle prove sul bagnato con i riflettori accesi.

Quasi tutti i piloti della Top Class sono d’accordo e serviranno trenta minuti per bagnare completamente la pista, in modo tale che resti almeno umida per circa un’ora. Non sarà certamente un test svolto per cercare il tempo, bensì per capire com’è la visibilità in caso di pioggia. Il punto di vista dei piloti sarà sovrano: se la maggioranza dirà che non ci sono problemi, si correrà anche in caso di asfalto bagnato.

“Avere questa possibilità è molto importante – ha detto il bossi di LCR Lucio Cecchinelloperché, anche se raro, può piovere in Qatar ed in quel caso piove pesantemente. Tutti i piloti devono poter capire l’effetto di riflessione, che produce l’acqua sull’asfalto coi riflettori, che è abbastanza fastidioso. Questi test saranno inoltre fantastici per capire come adattare il set up in caso di pioggia. Non posso non ringraziare la Federazione e Michelinha concluso – per aver deciso ciò, che comporta per loro un’enorme sforzo ma che va nella direzione della sicurezza dei piloti.”

Scott Redding è stato categtorico: “Da fuori non ci si rende conto, il grip è le condizioni di guida qui cambiano molto rispetto agli altri tracciati. Arrivi a velocità elevate ma non capisci dove ti trovi, soprattutto quando si  è in 3-4 piloti e l’acqua viene sparata in aria. Saranno dei test molto interessanti.”
“I test sono sempre positivi –
ha detto a riguardo Danilo Petrucci – e siamo interessati soprattutto all’effetto spray, con tutte quelle luci. Comunque è conveniente anche per testare l’aderenza dell’asfalto.”

Per Ramon Forcada, capotecnico Yamaha dalla scorsa stagione all’opera con Vinales, il problema è “come i piloti percepiscono il tracciato. I piloti devono provare, così possono provare senza pressioni quali sono i punti di frenata e quel’è il limite, al di là dei riflessi.”
Anche Santi Hernandez, capotecnico di Marc Marquez, ha detto la sua: Con l’asfalto bagnato non abbiamo mai corso a Losail. Per noi questa soluzione non è né positiva né negativa, dobbiamo rispettare le regole: se adesso in Qatar piove e noi dobbiamo correre, è meglio avere sulle spalle qualche test per capire dove sei, come risponde l’asfalto dal punto di vista del grip. Meglio avere qualche test che niente.”

 

 

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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