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SBK, Misano: a ruota libera con Axel Bassani





Ormai di Axel Bassani parlano anche i sassi. Da Feltre col furgone, il pilota col #47 sul cupolino è un tipo schietto e sincero che si sta cominciando a prendere la scena nel World Superbike. Senza troppi fronzoli.
Veloce e battagliero in sella alla V4 R privatissima del team Motocorsa, Axel non si tira mai indietro forte anche di un supporto quasi totale del suo team. Un anno dopo, sempre in occasione del Round di Misano del World Superbike, abbiamo avuto l’occasione di ritrovare il “Bocia” Axel Bassani per una lunga chiacchierata. E forse gli abbiamo pure portato fortuna.

FUORITRAIETTORIA: Lorenzo Mauri ha sempre parole al miele per te. Come se la vive un pilota ad essere sempre così coccolato pubblicamente?

AXEL BASSANI: In realtà ci siamo trovati spesso a litigare, perché magari la pensiamo in maniera diversa. Però alla fine ci vogliamo bene, quindi le cose ce le diciamo sempre in faccia. La sincerità porta a questo e quello che lui prova per me io lo provo per lui. E non posso mai dir nulla su quello che fa, mi dà sempre tutto e mi fido ciecamente. Sulla moto non posso mai dire niente, quando entro in pista la moto è sempre al 100%

Il “Bocia” Axel Bassani ci aspettava nel suo box (© F. Gardin – Fuori Traiettoria)

FT: E questa sintonia con la squadra, quando entri in pista, quanto ti dà?

AB: Entrare in pista sapendo che la squadra è dalla tua parte, è una marcia in più. Altrimenti entri e stai lì a pensare che se fai male poi ti prendono per brocco. Per me non è così, sanno che ci sono anche i momenti difficili ma mi ritengono forte e che quindi possiamo fare bene ovunque. Fanno il tifo per me è questa è una marcia in più.

FT: L’anno scorso avevi una squadra tutta nuova, ci avete messo un po’ a carburare. Quest’anno?

AB: Quest’anno sono cambiati i due meccanici e il camionista, che fa da jolly. Alla fine dell’anno scorso speravo rimanesse tutto com’era, perché mi trovavo bene conchi c’era, ma ci sono delle dinamiche che non conosco e son cambiati. Mi trovo comunque bene, non ho nulla di dire perché ognuno fa il suo e lo fa bene e di questo sono molto contento.

FT: Quest’anno anche una nuova moto, la V4 R è cambiata. Modifiche leggere o un po’ ti hanno messo in crisi?

AB: La moto è cambiata e all’inizio non ci andavo tanto d’accordo. Sembra uguale ma non è proprio così. Questa è un po’ difficile da capire all’inizio, ci spingevo sopra uguale a prima ma non funzionava. C’era bisogno di far chilometri per capirle e come me han fatto fatica Danilo e Philipp.

FT: La trovavi troppo nervosa?

AB: No, questo no. Sembrava di andar forte uguale, scendevi ed eri contento ma poi vedevi i tempi ed eri lento. Poi standoci sopra e non so, ti viene un po’ d’istinto ed inizi ad andare forte. Perché comunque il potenziale di questa moto è superiore alla vecchia e alla fine con questa siamo tutti più veloci.

FT: una caratteristica della V4 R nuova è lo scarico lungo, sotto il sellino. Voi di Motocorsa lo avevate già!

AB: Sì! Loro son venuti dalla nostra parte e sono stato molto contento per la squadra, un team satellite che al terzo anno di Mondiale dà ispirazione alla casa madre. È una cosa di cui essere orgogliosi. Ti viene un po’ ripagato lo sforzo che fai, e se ti copiano vuol dire che tanto schifo non fai

Axel Bassani (© Daniele Marangoni)

FT: Intanto Pirelli sta puntando su anteriori più morbide, come ti trovi?

AB: Non mi piace tanto. L’Ho provata, ma soprattutto in piste con tanto grip come Misano la carcassa si muove tanto, una sensazione che non mi piace proprio. Restiamo fissi sulla SC1, che è la 674 dello scorso anno che mi piace un sacco e la uso ovunque.

FT: In molti la usate, praticamente tutti.

AB: Sì. Ma secondo me non è proprio uguale alla 674, mi piaceva di più lo scorso anno perché ora ho dei problemi che nel 2022 non avevo. In Pirelli fanno i furbi (ride ndr). Però è una buona gomma con cui mi trovo davvero bene, quando ne provo delle altre non riescono mai a convincermi. Quindi la scelta è sempre facile all’anteriore. Al posteriore invece è un po’ più complessa.

FT: Pirelli sembra divertirsi proprio con le opzioni posteriori. Soprattutto con quelle di sviluppo. Questa varietà vi mette crisi?

AB: Sì, però è anche vero che in certe piste ti aiutano a risolvere certi problemi di bilanciamento. Il monogomma Pirelli secondo me è il top perché noi e gli amatori usiamo le stesse gomme e nessun altro costruttore riesce a farlo. E sono gomme che ti avvertono, muovono e si fanno sentire. Altre gomme ti mollano di colpo nella ghiaia.


FT: L’anno scorso ci hai detto di non sentirti forte in nulla. Dopo 12 mesi qualcosa è cambiato?

AB: Mi sento ancora scarso in Superpole e Superpole Race, lì faccio fatica e non riusciamo a capire perché. Ci metto anche del mio eh, perché sin da piccolo ho sempre fatto fatica nel giro secco ma perché non mi piace farlo. Mentre durante il lavoro nel week end son migliorato molto. Sto più tranquillo e so cosa mi serve. Poi quando sono in gara in mezzo al gruppo ho imparato a gestire un po’ e non mi faccio più prendere dal momento.

FT: Poi ho notato che cadi poco, riesci sempre a gestire il momento e la situazione.

AB: Intanto mi tocco le palle. Sì quando la ruota inizia a scivolare o c’è un contatto riesco a tirare un attimo i remi in barca. Se vedo che in quel giorno non sono al 100% non provo a fare chissaché e la porto a casa. C’è chi chiude completamente la vena e chi, come me, non la chiude mai del tutto. I contro sono che magari sto anche indietro, i pro che riesco a essere costante.

FT: Un altro punto di forza che ti vediamo, è che le situazioni antipatiche dentro e fuori pista ti carichino a palla. È così?

AB: A me piace (ride di gusto ndr). Più c’è casino più mi diverto, mi piace quando sono tutti agitati e si guardano tutti male, là ci sguazzo. Nel caos ci sto bene.

FT: E allora perché non ti trovi nella Superpole?

AB: Piacermi mi piace perché son tutti aggressivi e in affanno, anche se non lo ammettono. Ma noi con SCQ o SCX nuova non riusciamo a far la differenza come gli altri subito. Magari son più in difficoltà di noi ma riescono a trovare quel qualcosa che gli permette di far la differenza nei primi due-tre giri della gara corta, mentre noi cominciamo ad andare forte dal quarto. Dobbiamo capire perché, ci arriveremo. Spero.

Axel Bassani seguito da Jonathan Rea a Misano (© WorldSBK)

FT: Ci hai fatto anche vedere dei bei giri con Rea. Son piaciuti a noi ma vi siete divertiti anche voi, si vedeva proprio.

AB: Rea sicuramente si diverte perché io son giovane e sa come fregarmi. Per cui si diverte ancora di più. Con Johnny, ma anche con Toprak, è bello lottare perché te le dai, pur sempre dentro i limiti, e dopo la gara sei lì a darti le pacche sulle spalle senza fare cinema. A me piace quando mi trovo con loro due mi diverto tanto a lottare, riescono ad arrivare al limite senza oltrepassarlo. Ti tocchi ma sempre come se fossi al kartodromo a girare con gli amici. Non è mai una cosa cattiva. Mi diverto, le prendo e imparo. Per loro ho rispetto al 200%.

FT: Non sono mancate le polemiche però, soprattutto con Rinaldi alla gara scorsa. Com’è andata a finire tra voi due? Vi siete parlati?

AB: In realtà, con lui non ci parlo dall’anno scorso, ma nulla di ché. Semplicemente non siamo mai stati grossi amici che vanno a bersi qualcosa. Siamo avversari, ognuno con la propria vita ma sempre col massimo rispetto. Sicuramente quello che è successo a Barcellona non ha aiutato. Lui è solo un mio avversario, nulla di personale contro di lui, ed è un mio avversario diretto. Poi sai, a me piace quella cosa che tra rivali ti guardi in cagnesco ma sempre con rispetto perché il tuo avversario ti aiuta a trovare il limite e crescere. Poi ci tengo a dire che l’incidente non era voluto, io non ho mai voluto buttare a terra nessuno. Sennò non c’è nemmeno gusto se lo batti. Per me resta un sorpasso normale in cui ho fatto la mia linea e ci siamo toccati in una posizione sfortunata.

FT: Se la SBK dovesse diventare più patinata, come la MotoGP, ti dispiacerebbe?

AB: Sì, tantissimo. Per me la Superbike deve rimanere quello che è, bella perché vera. La MotoGP è un po’ una tristezza soprattutto con tutti questi discorsi sui sorpassi, i piloti sono meno tranquilli e lo spettacolo ne risente. Sta diventando come una gara di regolarità in cui fai 20 giri tutti uguali e poi alla fine si vede chi ha avuto il passo migliore. Più bello quando fai due giri forte, poi due giri te le dai e vai più piano ma intanto ci dai dentro e ti diverti. E fai divertire. Così vedi anche chi è più forte mentalmente. La MotoGP sta diventando un po’ la Formula 1, che ti viene un po’ sonno a metà gara.

FT: Il paddock dell’EWC sembra molto genuino, ti piacerebbe andarci?

AB: Beh, a me piacerebbe un sacco andare a fare la 8 Ore di Suzuka! Però è tosta, lì per me sarebbe un sogno. I miei sogni sono sempre stati vincere un mondiale e poi vincere pure la 8 Ore. L’ho sempre vista come una delle gare più importanti. Non so se farei proprio tutto il Mondiale Endurance, perché richiede un’altra guida e non so se fa per me. Ma magari qualche apparizione senza pressione… se ci sarà la possibilità, perché no?

Axel Bassani (© Daniele Marangoni)

FT: Poi sappiamo che ti piace il motociclismo anni ‘90, quando non c’erano maschere e sembrava tutto più genuino.

AB: Quel motociclismo mi piace perché era tutto un fa’ e disfa per provare la moto. Potevi lavorare con calma coi meccanici. Non era tutto programmato e facevi quello che veniva. I piloti erano lì solo per andare in moto.

FT: Un po’ quel clima lo stai riportando in questo paddock con la tua sincerità. Per questo forse sei uno dei piloti più adorati dagli appassionati. Quant’è difficile essere sé stessi in questo ambiente?

AB: Non è troppo difficile, ma bisogna avere coraggio di farlo. Il coraggio di dire quello che pensi, rischiando di prenderti un po’ di merda perché non va sempre bene a tutti quel che dici. Ma poi quando lo fai devi tenere quella linea. E lo devi fare sempre con rispetto per gli altri. Io non è che dico proprio sempre quello che penso, non le sparo fuori a caso ma mi piace dire sempre la mia se posso.

FT: E punti ad un team ufficiale. Non hai paura che il passaggio a un team ufficiale ti possa togliere questa libertà che ti fa star bene?

AB: Secondo me dipende da che persone ci sono nel team ufficiale. Se capiscono che persona sei e che hai bisogno di certe libertà problemi non ce ne sono. Certamente ci sono dei limiti, tipo cose che non si devono dire, e io non li ho mia superati. Non faccio niente di male, semplicemente dico la verità senza filtri.

FT: Ed effettivamente ora non c’è nessuno a controllarti finché parliamo.

AB: Sì esatto. Hanno un po’ paura di quando parlo (ride ndr) ma sanno che possono fidarsi di me. Alla fine c’è modo e modo per dire una cosa ed è questo a fare la differenza. Io cerco sempre di metterla giù bene, poi oh pace e amen. Sarà che noi veneti siamo un po’ così, non è che stiam lì a metterci una maschera e far cinema. Se c’è da dire o fare una cosa, la diciamo o la facciamo.

FT: E all’inizio siamo un po’ chiusi, sulla difensiva.

AB: Sì esatto! E poi inizi a dire quello che pensi e la gente ci resta male e gli stai sulle palle. Poi vedono che tu glielo dice e gli altri fanno le bronse cuerte e glielo dico alle spalle. Quando lo scoprono iniziano a voler bene a te. Siamo fatti così. Perché siamo per il fare, non per far cinema.


FT: Ecco, la cultura fare. Del lavoro manuale. Ho visto che nel tempo libero ti diverti con flessibile e saldatrice. E non hai mai nascosto di far anche muratore e boscaiolo.

AB: Io ho i miei nonni, mio papà e mio cugino che son tutti muratori. Tutti. Nella mia famiglia malta, carriola e badile non sono mai mancati e questo mi porta spesso a far i mestieri. Lo faccio volentieri, perché fare dei lavori manuali ti porta un attimo alla realtà. Stare troppo nel paddock non fa bene. Perché fuori da qui c’è gente che si fa il culo per guadagnarsi il pane e io son fortunato a fare quello che mi piace. Lavorare è un’altra roba. Poi è bello saper fare qualcosa, portare a termine un lavoro ti dà soddisfazione.

FT: Le pause lunghe della Superbike ti aiutano in questo?

AB: Sì, però fare un mese e mezzo tra una gara e l’altra è troppo. Due-tre settimane tra una gara e l’altra è perfetto perché ti puoi allenare ma rilassare. In MotoGP invece sono sempre via, sempre sotto. Non li invidio. Per me sarebbe troppo perché non te la puoi nemmeno godere. Stare a casa ogni tanti e potersi fare i cazzi propri ogni tanto aiuta.

FT: Hai anche iniziato finalmente a girare il mondo. Sei stato anche a Phillip Island. L’anno scorso ci avevi detto che…

AB: Mugello, la mia pista preferita resta il Mugello. Phillip island è bella eh e ho avuto la fortuna di andarci due volte in quattro mesi. A fine 2022 me la facevo sotto, ma per il freddo! Era freddissimo, non c’era nemmeno gusto a girarci. Poi quest’anno col caldo è stata tutta un’altra cosa. Coi gabbiani, la spiaggia…. Soprattutto lì non è che si siano le barriere o ché, a bordo pista c’è il prato come una volta. Che bello. Ma come tracciato, continuo a preferire il Mugello. Non so se perché è casa nostra o cosa. Però Phillip Island la metto al secondo posto.

FT: E quest’anno torna Imola.
AB: Sì, ci avevo girato l’ultima volta nel 2019 al CIV. Ci girai anche nel 2016 in Superport. Lì ho fatto sempre tanto fatica, non ho bei ricordi lì e quindi non mi piace tanto. È una pista stretta, le barriere sono tanto vicine e te la fai sotto. Ma non per il freddo… Però la pista è uguale per tutti e questa volta ci andrò con un team con cui sto bene su una moto che mi piace.





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Filippo Gardin

The author Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.