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Alesi e la diatriba con la Gazzetta: come muore il giornalismo sportivo in Italia





Nel corso degli ultimi dieci giorni sono sorte una serie di voci, con due fiammate distinte, sul poi confermato allontanamento di Mattia Binotto dalla Ferrari. Da queste voci è nata una polemica che ha coinvolto principalmente Jean Alesi e la Gazzetta dello Sport, con il pilota francese che dapprima ha criticato aspramente le Rosea, e successivamente quest’ultima che ha risposto in maniera abbastanza piccata all’ex Ferrarista. Un litigio a distanza che ci porta ad interrogarci sull’utilizzo dei media, sportivi e non.

Jean Alesi
Photo by Mark Thompson/Getty Images

Andiamo con ordine: il martedì seguente al GP del Brasile hanno iniziato a circolare delle insistenti voci sulla stampa italiana secondo cui Mattia Binotto sarebbe stato esautorato dal suo ruolo di Team Principal della Scuderia Ferrari. Voci così insistenti che hanno costretto la stessa Ferrari a pubblicare un comunicato su Twitter in cui affermavano come queste fossero prive di fondamento.

La cosa quindi finisce lì. Per un paio di giorni, almeno. Perché il venerdì, durante le prove libere del GP d’Abu Dhabi, Jean Alesi, tornando sulla faccenda, si è scagliato prepotentemente contro la stampa moderna e contro la logica del clickbait, citando soprattutto le due fonti che più avevano spinto le voci sul licenziamento di Binotto, ossia il giornalista Leo Turrini, firma del Resto del Carlino e volto noto della trasmissione Race Anatomy, e la Gazzetta dello Sport, il più importante quotidiano sportivo del nostro Paese: proprio su quest’ultima, l’ex pilota francese ha affermato che “Era un giornale serio quando c’era Candido Cannavò come direttore, ma ora non più”, mentre per quanto riguarda le critiche a Turrini è stato interrotto dalla troupe di Sky Italia prima che potesse esprimere il suo parere che, comunque, sembrava essere molto duro. Il tono del pilota francese, uno che non si è mai fatto problemi a dire ciò che pensava e con modi coloriti, deve aver fatto scontentare qualcuno tra le persone citate, anche giustamente volendo, ma non sono seguite repliche immediate.

Passa il GP d’Abu Dhabi, Leclerc e la Ferrari conquistano i secondi posti nelle rispettive classifiche e tutto sembra andare bene. Se non fosse che, qualche giorno dopo, ritornano le voci sul possibile allontanamento di Binotto, con una sostanziale differenza: mentre prima si vociferava di un licenziamento da parte della Ferrari, questa volta le indiscrezioni dicono che sia stato lo stesso ingegnere italosvizzero a rassegnare le proprie dimissioni. Voci che sembrano più forti di quelle di dieci giorni fa, anche se la Ferrari ha confermato solo nella giornata odierna.

E arriviamo quindi al punto focale della vicenda: ieri mattina, sia sul sito che nel quotidiano della Gazzetta, è stato pubblicato un editoriale dal titolo “Ferrari cambia, lascia a piedi i soliti perdenti”: in questo articolo, la Rosea evidenzia orgogliosamente come le voci su Binotto non fossero una “palla”, ma che sono “destinate ad avverarsi a breve” (cosa effettivamente successa oggi). E avrebbero potuto fermarsi qui, perché giustamente non è piacevole essere attaccati quando si ha ragione, ed è giusto farlo notare per evidenziare i propri successi.

Ma purtroppo non si sono fermati qui. Perché, purtroppo, l’articolo prosegue con un’insensata critica nei confronti dell’Alesi pilota, che sembra più la replica di un bambino ad un insulto, uno “Specchio riflesso” che la legittima difesa di un esperto del settore. “La frase (quella di Alesi sul fatto che non fosse vera la questione di Binotto, ndr), di per sé insignificante considerato che l’ha pronunciata  uno dei piloti meno vincenti della Formula 1, assume in realtà una sua importanza”. E, dopodiché proseguono con “D’altronde se ti affidi a piloti che hanno passato in pista più tempo a perdere che a vincere, a professionisti della comunicazione che nel curriculum vantano più licenziamenti che promozioni, non ci si può meravigliare se il risultato di tanti encomiabili sforzi sia il contrario di quello sperato”.

Ora, in primis c’è da dire che a disputare un GP di F1 sono stati più di 750 piloti, mentre a vincere un GP sono solo 113, il che di fatto pone Alesi, con la sua unica vittoria conseguita nel GP del Canada 1995, nella parte “alta” della scala dei vincenti, visto che ce ne sono più di 600 ad aver vinto meno di lui. Ma a parte questo, il voler delegittimare l’opinione di Alesi in base ai suoi risultati in pista è infantile e oltretutto deleterio, perché a questo punto si può replicare che io, i giornalisti della Gazzetta e il 99% di chi fa questo per mestiere o per passione ha una vittoria in meno di Alesi, e quindi per logica la nostra opinione è ancor più insignificante.

Un organo di stampa serio e rispettabile avrebbe dovuto porsi come superiore, incassando la critica di Alesi, per poi, a notizia avvenuta, proporsi come organo di stampa serio e informato. E invece, al di là di come poi è finita tra Binotto e la Ferrari, hanno preferito buttarla sul personale, attaccando Alesi per cose irrilevanti rispetto al merito della questione (ossia il suo palmares sportivo), il quale, a sua volta, non ha tardato a rispondere sulle sue storie Instagram in maniera poco pacifica, e alimentando altre polemiche.

Una caduta di stile clamorosa, sia da parte di Alesi che da parte della Gazzetta. Ma, se il francese, da privato cittadino, ha il diritto di dire stupidaggini (pagandone eventualmente le conseguenze), uno dei più autorevoli e famosi quotidiani italiani (almeno nel settore sportivo) avrebbe dovuto evitare di abbassarsi ad un tale livello. Non dovrebbe essere così che si comporta un giornale con una tale “stazza”, mettendo alla berlina una persona che li ha criticati come il più permaloso dei bambini. Non dovrebbe; ma, purtroppo, così è. E questo è un sintomo di quanto l’informazione, sportiva, e non solo, sia caduta in basso negli ultimi anni, puntando più ai titoli provocatori che alle critiche, anche dure, certo, ma comunque costruttive.





Tags : gazzetta dello sportjean alesiMattia Binotto
Alfredo Cirelli

The author Alfredo Cirelli

Classe 1999, sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1, ma copro anche la Formula E (categoria per cui sono accreditato FIA), la Formula 2 e la Formula 3