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La bottiglia di latte più pazza del mondo: i segreti della premiazione della 500 Miglia di Indianapolis

Perché il vincitore della 500 Miglia di Indianapolis beve il latte? Andiamo alla scoperta dei segreti di questa tradizione

24 Maggio 2024
3 min read
latte indianapolis

Rombo assordante, olio che cola, profumo di gomma bruciata e una bottiglia di latte. No, non stiamo giocando a Trova l’intruso: le più veloci automobili d’America hanno qualcosa in comune con le placide vacche statunitensi. Ed è proprio una bottiglia di latte (anzi, uno stock di nove).

latte indianapolis

La 500 miglia di Indianapolis non assegna lo champagne ai primi tre sul podio. Chi taglia la Brickyard del 200° giro per primo festeggia da solo, e festeggia tracannando un bottiglione di latte ghiacciato dell’Indiana Dairy Association.

La tradizione è cominciata nel 1936, quando un fotografo immortalò il vincitore Louis Meyer trangugiare latte burroso americano. La mamma di Meyer aveva educato il figlio a ingollare latte freddo nelle giornate più afose, e il pilota seguiva la retta via anche dopo le corse. Al punto che Meyer dichiarò di aver bevuto latte anche dopo la sua vittoria nel 1933 (il newyorkese aveva tre allori a Indy: contava un’affermazione anche nel 1928). Ma all’epoca nessuno l’aveva fotografato. Il giorno dopo le industrie casearie andarono in brodo di giuggiole e fecero di tutto affinché la tradizione si ripetesse vita natural durante della corsa.

E infatti, tranne una parentesi dal 1947 al 1955 (in cui si provò a sostituirla con acqua ghiacciata), winners drink milk (i vincitori bevono latte) da oltre sessant’anni. Al punto che è nata una organizzazione impressionante dietro questo piccolo rituale! A gestire il dietro-le-quinte ci sono due uomini del latte (milk people, in inglese), ciascuno eletto dai propri colleghi allevatori per un mandato di due anni. Il debuttante porta le bottiglie di latte al capomeccanico e al proprietario del team del vincitore (le bottiglie sono destinate al pilota e a questi altri suoi due collaboratori, e quindi esistono 9 bottiglie: 3 per ogni tipo), mentre il veterano offre la bibita al pilota.

È impressionante che i piloti possono addirittura scegliere che tipo di latte ricevere sul podio: intero, parzialmente scremato (residuo grasso del 2%) e scremato. Fino a qualche anno fa erano proibiti i gusti, cioè quelle americanate come il latte al cioccolato o il latte alla fragola, ma nel 2021 Helio Castroneves si dissetò dopo la vittoria sorseggiando – per l’appunto – del roseo latte alla fragola. Finora nessun pilota ha mai obiettato di essere intollerante al lattosio e quindi l’IDA non ha mai affrontato il problema. In una intervista a For The Win la sua portavoce Jenni Browning ha affermato che si risolverebbe con un latte senza lattosio ad alta digeribilità. Mario Andretti è di un altro avviso: «Non a tutti piace il latte, ma proprio perché ha quel significato, tutto di quel latte ti piace, anche se sei intollerante». Se devo dire la mia, fossi intollerante chiederei del latte senza lattosio. Sorry, Mario.

In passato il latte era trasportato a Indianapolis sotto scorta, mentre negli ultimi anni non è stato affatto raro vederlo arrivare a Indianapolis all’interno di un camion blindato per poi essere depositato in una suite. Gli omini del latte si mobilitano solo a 25 giri dalla fine e viene fatto raffreddare, per poi essere portato nella Victory Lane. Aggiungiamoci che il trasbordo si fa ammanettando l’omino del latte alla valigetta frigorifera…

Insomma, niente male per una bottiglia di latte. Indianapolis si conferma una corsa particolarissima nel panorama automobilistico mondiale perfino nei suoi festeggiamenti. Ma dopotutto una gara per la quale si mobilitano colpi di cannone all’alba, squadriglie di artiglieria, migliaia di palloncini lanciati in volo durante l’inno americano, super-star alla guida della pace-car iniziale e con la bandiera verde dello start alla mano, e (soprattutto) velocità medie superiore ai 300 chilometri orari, cosa potevate mai aspettarvi?

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Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo, ogni tanto, di qualcosa.

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