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Intervista a Mattia Drudi, che a Le Mans punta a “lottare per le posizioni che contano”

“La seconda è sempre più difficile”, diceva – più o meno – qualcuno. Evidentemente non per Drudi, che si dice fiducioso nei mezzi a disposizione a Le Mans

11 Giugno 2026
4 min read
drudi le mans

Sui comodi divanetti dell’elegante hospitality di Aston Martin – The Heart of Racing nel paddock di Le Mans è seduto Mattia Drudi. Lo sguardo appare concentrato, sebbene rilassato come al solito. È il giovedì precedente alla sua seconda 24 Ore di Le Mans in carriera, e l’occasione è ghiotta per ripercorrere ciò che dell’edizione di debutto – impreziosita dalla Hyperpole di categoria LMGT3 – lo ha impressionato.

Gli abbiamo chiesto di indicarci un momento, un’immagine, un singolo istante che lo scorso anno gli ha permesso di realizzare il peso e l’unicità della 24 Ore di Le Mans: “Eh, non è semplice!”, ha esordito comprensibilmente il riminese. “È stato tutto nuovo per me, è una corsa che ho sempre seguito in TV sin da quando ero bambino, mio padre l’ha vinta, quindi è sempre stata una gara molto mistica, leggendaria”.

Luca Drudi, padre di Mattia, ha infatti corso Le Mans nel 1998 vincendo in Classe GT2 a bordo di una Chrysler Viper GTS-R e nel 2001 trionfando su Porsche 911 GT3 RS (996). “Probabilmente è il primo vero momento in cui ho realizzato la portata dell’evento è stato durante la parata in centro”. Della grande sfilata che si tiene tradizionalmente il venerdì prima della gara, Mattia ha “sempre visto le foto e i video, ma poi viverla dal vivo è stata veramente una cosa molto molto unica nel suo genere”.

E poi quando sei in griglia e vedi un sacco di gente”, ha aggiunto Drudi. “Lì capisci veramente l’emozione di questa gara e quello che è la 24 Ore di Le Mans per tutti gli appassionati di motorsport e non solo. Quindi sì, questi secondo me sono i due momenti in cui senti veramente quello che significa questa gara”.

Parlando invece di attualità, la Aston Martin Vantage LMGT3 ha ben performato nelle prove libere e nelle qualifiche sul circuito de La Sarthe; abbiamo allora chiesto a Mattia se l’obiettivo – dichiarato in un’intervista pre-stagione a gennaio – di una vittoria della 24 Ore di Le Mans possa essere considerato realistico.

Lo ritengo possibile. Alla fine l’anno scorso siamo andati vicini. Il passo l’avevamo. Ovviamente si cerca di imparare di migliorare da quello che abbiamo vissuto l’anno scorso. Per ora siamo soddisfatti di quello che stiamo facendo e poi ovviamente i veri valori in campo li vedremo durante la gara, dato che non si sa mai gli altri quanto abbiano ancora da tirare fuori nei momenti che contano

Però siamo contenti di quello che stiamo facendo sulla nostra macchina, del bilanciamento, delle sensazioni che abbiamo. Quindi sicuramente mi sento in grado di dire che possiamo essere in lotta per le prime posizioni. Poi, ovviamente, ci sono un sacco di variabili. Ripeto, per ora siamo soddisfatti e siamo fiduciosi di poter provare a fare una bella gara

C’è dunque qualcuno che, come nello schieramento delle Hypercar, in LMGT3 gioca a nascondino per evitare mazzate dal BoP. Mattia Drudi ci spiega che “anche l’anno scorso durante la gara qui a Le Mans i valori in campo sono un po’ cambiati, e quest’anno probabilmente sarà uguale. Ovviamente in una gara di 24 ore la qualifica è importante, però non è neanche la cosa più importante del weekend. Cioè, è bello partire di fronte a tutti, è bello essere lì davanti; però tutti penso si stiano concentrando tanto sul passo gara, a controllare il consumo di gomme per fare doppi o tripli stint. Quella è la chiave per far bene in gara”.

Gomme che, quest’anno, vanno ancor meglio studiate e interpretate data la riasfaltatura di grandi porzioni della pista (da metà Hunadieres a Mulsanne) e condizioni meteo che prevedono gran caldo durante le fasi diurne delle 24 ore di gara. E difatti, Mattia ci ha spiegato di “essere rimasto un po’ sorpreso, perché c’è stato più grip sin dal Test Day di domenica; sono stati molto più veloci anche ieri nella qualifica dei Bronze, addirittura di quasi due secondi. Ma in generale anche le LMP2 hanno abbassato i tempi rispetto all’anno scorso. C’è più grip in quella sezione, cambierà per la gara perché ci sarà un po’ meno di track evolution”. Dati difficili da comparare con l’anno scorso, dunque? “Sono comunque comparabili, cioè non è notte e giorno. Si possono usare i dati dell’anno scorso, si considera che c’è un po’ più grip in alcuni punti però si sa che il resto è rimasto uguale”

drudi le mans
© DPPI

E a proposito di notte, non possiamo cogliere occasione migliore della 24 Ore di Le Mans per approfondire un argomento peculiare. La narrativa, difatti, esalta spesso la figura del pilota-eroe che sfida le tenebre nella solitudine dei boschi de La Sarthe, cercando la massima prestazione avvolto da un’aura misteriosa. Ma cosa ne pensa un pilota professionista? Quanto c’è di vero nel romanticismo e quanto pesa invece la professionalità di un pilota?

C’è un po’ di entrambi! Alla fine quando guidi di notte c’è una sensazione particolare, non strana, però le prime volte devi adattarti quando sali in macchina; servono sempre uno o due giri per riprendere i riferimenti. Poi, quando si guida per tanto tempo di notte è particolare: è come entrare in un tunnel, sei da solo con la macchina, senti solo il suono del motore per 2-3 ore di fila e devi rimanere concentrato”

E sulle sensazioni rimaniamo, dato che una prova fisica e mentale come quella di Le Mans non è assolutamente per tutti. Può una corsa di questa portata, caratterizzata da molta pressione esterna, spingere a riflessioni intime più profonde, risvegliare lati nascosti della propria personalità o fornire forze che non si credeva di possedere?

Molto filosofica! (ride, ndr). Per fortuna, nella mia carriera fino a questo momento la pressione non è mai pesata più di tanto”, ha risposto Drudi, mostrando la sua grande consapevolezza. “Quando salgo in macchina guido, cerco di dare il meglio che posso, estrarre il meglio dalla macchina, e poi quello che viene, viene. Quando so di aver dato il massimo, quando so che la macchina ha dato il massimo, mi sento soddisfatto. Quindi la pressione c’è sempre, ma cerco vie alternative per non pensarci troppo”.

Nemmeno un grande evento come la 24 Ore di Le Mans, dunque, smuove in profondità un grande talento come Mattia Drudi, che ringraziamo e salutiamo al termine di questa nuova piacevole chiacchierata.

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Lorenzo Mangano

Classe '97, seguo il motorsport dal 2004. Con la tastiera scrivo di F1 ma anche di WEC, GT World Challenge e Formula E per i quali sono accreditato.
Con il microfono commento eventi come European Le Mans Series, DTM, Macau Grand Prix e Intercontinental GT Challenge, oltre ai principali campionati ESport italiani. Sui social sono @lory.mangano

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