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Mille Miglia 1955: il leggendario record di Stirling Moss

La Mille Miglia del 1955 fu teatro di un’impresa entrata nella storia delle corse: ecco il racconto del leggendario record di Stirling Moss

17 Maggio 2018
5 min read
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Con la Mille Miglia sullo sfondo, il #tbt non può che riguardare “la corsa più bella del mondo”. Una gara magica, rara, piena di un fascino che va dalle auto ai paesaggi passando per i piloti e le loro gesta. Ci sarebbero tanti, tantissimi episodi da raccontare ma la mia mente oggi va tutta a quell’edizione del 1955 che vide protagonista il “Re senza Corona” Stirling Moss ed il suo record ad oggi ancora imbattuto.

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1955. Come ai nostri giorni, anche in quegli anni le corse avevano due protagonisti che ancora oggi si battono per essere la miglior scuderia al mondo. Stiamo parlando di Mercedes e Ferrari. Sempre – o meglio quasi, sempre – protagoniste ai vertici in battaglie epiche, con la casa di Stoccarda che grazie all’incredibile apporto del leggendario Alfred Neubauer si appresta a vivere un anno da protagonista assoluta, nel bene e nel male. Ecco, la Mille Miglia è una gara folle: le strade statali che noi comunemente percorriamo ogni giorno diventavano un circuito tra buche, persone ai lati e binari dei tram nelle città. Insidie che ogni pilota deve sfidare con freddezza e quella dose di pazzia, che scorre in chi nelle vene ha solo e solamente DNA basato sulla velocità.

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In quel 1955 al via ci sono 534 le vetture al via, e solamente 274 arriveranno al traguardo. Le Ferrari portano più vetture, sia con motore da tre litri che 4.4, mentre al contrario le Mercedes si accingono a prendere il via con quattro 300 SLR – che tra l’altro condivideva la stessa meccanica della vettura di F1 che sarà poi iridata, la W196 -. Moss prende il via in solitaria ma con il navigatore – ai tempi si poteva decidere se correre o meno da soli -, e per questo delicato ruolo la scelta cade sul giornalista britannico Denis Jenkinson. Attuando una tattica da stratega bellico, una sorta di “Volpe del Deserto” alla Rommel, il giornalista britannico ha con sè un rotolo di circa 4-5 metri di appunti relativi al percorso, che si rivelanoutilissimi per il risultato finale. D’altro canto, Moss definì Jenkinson “un tipo piuttosto strano” – dato che spesso durante il viaggio si sfregava le mani dalla soddisfazione – e poi rincarando la dose “non capiva il pericolo che stavamo correndo”. Effettivamente per fare il copilota in una corsa come la Freccia Rossa qualche minima dose di pazzia deve esserci, ed il buon Jenks pareva proprio averla. Anche perché Jenkinson era davvero un personaggio piuttosto particolare tanto che affermò poi in merito a Stirling dopo aver sperimentato un sistema di interfono “se va all’80% sente tutto, al 90% sente qualcosa al contrario se va al 100% non sente più nulla”. Questo gli permise di sviluppare un’ulteriore teoria alquanto bizzarra:“Se un pilota riesce a dar retta qualcuno accanto a lui che gli sta parlando, significa che non sta dando il 100%. Quindi, i piloti di rally non spingono mai a fondo”.

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30 aprile, ore 07:22. Parte da Brescia la 300 SLR di Moss numero 722. E’ subito veloce mentre percorre il tragitto ma, la Ferrari – nonostante sia partita 5 minuti dopo – lo è di più, è più performante, ed il pilota britannico viene superato. Al primo punto di controllo a Verona Paolo Marzotto su Ferrari è il leader con una media di 198 km/h. A Ravenna non c’è più Marzotto in testa ma Castellotti, che procede ad un media di oltre 192 orari. Moss però non si dà per vinto e percorre il tratto da Brescia a Pescara ad un media di 190 Km/h. Follia pura. Qui, al rilevamento nella città abruzzese, il leader della corsa è nuovamente cambiato: davanti a tutti c’è Taruffi – sempre su Ferrari – seguito dal britannico. E’ vicino, molto vicino, ed il vantaggio si assottiglia sempre più: al passaggio di Roma il leader è proprio lui. La Ferrari di Taruffi ha dei problemi meccanici e si ritira dalla corsa, ormai il primo inseguitore è Juan Manuel Fangio. Ma è distante. Il pilota della numero 722 esce anche di strada – ma senza conseguenze – e non abbandona il vertice della corsa fino a Brescia, tagliando il traguardo in 10 ore 7 minuti e 48 secondi e percorrendo 1.592 km. La sua media? Mostruosa, da record: 157,650 km/h. Il pilota, come molti potrebbero pensare, dovrebbe essere stremato, ma non è così. Leggenda vuole anzi, come ammesso successivamente da Moss, che il britannico assunse delle “pilloline” che era solito utilizzare Fangio per aumentare la concentrazione alla guida, e ancora con il viso sporco – senza nemmeno festeggiare la vittoria – si mise alla guida fino a Stoccarda per partecipare ad un vertice della casa dalla stella a 3 punte.

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Moss a distanza di anni sostiene ancora che nulla è più emozionante e allo stesso tempo terrificante della Mille Miglia. Una corsa che per sua stessa ammissione definì unica, capace di inghiottire il pilota in uno stato di abnegazione totale dove nessun errore è concesso e la stanchezza non è permessa. Ma non c’è solo ammirazione e amore nelle parole del leggendario pilota ma anche nostalgia. “Credo che non mi capiterà mai più di vincere in condizioni così ideali di strada, di pubblico, di bellezze naturali, di efficienza del mezzo meccanico”. Parole che ancora oggi pensa ed ha più volte affermato, nonostante ad inizio anno si sia ritirato a vita privata all’età di 88 anni.

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Marco Perziani

Dal 1991 ossessionato dai motori. Vi parlo di nuove uscite, e narro storie. Tutto esclusivamente a base di cilindri, passione, odor di carburante possibilmente sulle note di un V10 aspirato.

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