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Strade asciutte, volti noti sul gradino più alto del podio, interrogativi sul futuro della categoria. Potrebbe essere questo il modo giusto per riassumere in estrema sintesi ciò che è stato il Rallye Monte-Carlo 2023, primo appuntamento della appena iniziata stagione del World Rally Championship.

rallye monte-carlo
© Jaanus Ree / Red Bull Content Pool

Ciascuno degli elementi di questo scarno elenco ha infatti avuto un certo peso specifico nel bilancio complessivo della corsa. L’assenza pressoché totale di quella neve che in tante edizioni ha caratterizzato parecchie PS della gara monegasca, per esempio, ha messo in difficoltà piloti e team: i primi, alle prese con una scelta delle gomme praticamente obbligata dall’asfalto pulito e asciutto; i secondi, messi di fronte in alcuni casi a delle problematiche – legate all’eccessivo consumo degli pneumatici – che forse non ci si aspettava potessero emergere tanto in fretta.

Il fatto che in cima alla classifica del Rallye Monte-Carlo sia finito ancora una volta – la nona, un record – il nome di Sebastien Ogier è poi una notizia che tanto notizia non è. Dalla prima edizione disputata al volante della Volkswagen Polo R WRC, datata 2013, a quella del 2023 sono solamente due i piloti che sono stati in grado di finirgli davanti tra le stradine delle Alpi francesi: Sebastien Loeb, che ci è riuscito nel 2013 e nel 2022, e Thierry Neuville, in grado di vincere il Rallye Monte-Carlo nel 2020. L’Ogier part-time, sull’asfalto di casa sua, è stato brutale come l’Ogier delle stagioni vissute da pilota del WRC a tempo pieno: 6 PS vinte sulle 8 disputate tra giovedì e venerdì, con un margine di 36” scavato su Kalle Rovanpera ancora prima che iniziasse la giornata di sabato a far capire a tutti – Campione del Mondo in carica compreso – che niente e nessuno avrebbero impedito al Re spodestato di tornare sul suo trono.

C’è infine un’ultima questione da affrontare, quella legata alle prossime stagioni del World Rally Championship. Giunto al suo secondo anno di vita, il tanto sbandierato regolamento tecnico che avrebbe dovuto attrarre nuove Case non sta sortendo gli esiti sperati. Anzi, costringendo i marchi a sviluppare vetture più complesse delle apprezzatissime – e anticipatamente pensionate – WRC Plus, sta per assurdo spegnendo gli entusiasmi dei brand complice una utilità della propulsione ibrida che stenta a farsi percepire. Ben Sulayem, Presidente FIA con un trascorso da pilota di rally, all’indomani del Rallye Monte-Carlo ha fatto sapere che la Federazione è pronta a muoversi in una direzione differente già a partire dal 2025. Dato che “differente” non sempre è sinonimo di “giusta”, a noi non resta che attendere incrociando le dita. 

Anche perché il WRC, mentre aspetta che nelle stanze dei bottoni venga deciso il suo futuro, continua a correre. E lo fa grazie a piloti in grado di regalare a team, appassionati e addetti ai lavori prestazioni monumentali, tanto in senso positivo quanto in senso negativo. Analizziamole tutte con il pagellone del Rallye Monte-Carlo 2023.

rallye monte-carlo
© Jaanus Ree / Red Bull Content Pool

SEBASTIEN OGIER – 10. Noiosamente perfetto. Entra in Prova Speciale e uccide la competizione prima ancora di arrivare al giro di boa della corsa, sbattendosene la baguette anche dei problemi al comparto ibrido che “rallentano” la sua Yaris. Memore delle bestemmie calate nel 2022, per evitare di lanciare giù da un dirupo un’altra vittoria a causa di una foratura dal sabato mattina in avanti si toglie il casco integrale e indossa il cappello, adattando così il proprio look al ritmo mostrato. A fine gara festeggiavano tutti: lui per la vittoria, gli altri perché sanno che non ci sarà in Svezia. 

KALLE ROVANPERA – 7. Che è anche il numero di PS che deve disputare al Monte prima di riuscire a vincerne una. Il voto è forse troppo severo, lo so: dopotutto è 2° al traguardo – e quindi primo tra i piloti full-time del Mondiale – e ha anche vinto la Power Stage, no? Avete ragione, ma Ogier l’ha battuto e Neuville (tenendo conto della differenza prestazionale che c’è tra Hyundai e Toyota) forse ha corso addirittura un pochino meglio di lui. E poi voglio dire, mica starete prendendo queste pagelle troppo seriamente. Vero?

THIERRY NEUVILLE – 8. Per l’impegno mostrato sia nella guida sia – se non soprattutto – sul podio, quando vedendo Ogier saltellargli di fianco per la miliardesima volta in carriera resiste alla tentazione di tirargli un destro sullo zigomo. Il belga sembra voler provare a fare “qualcosa” anche quest’anno, ma anche quest’anno sembra essere a bordo del treno sbagliato: Hyundai pare infatti ancora indietro rispetto a Toyota, e le dichiarazioni rilasciate a fine rally in merito a un consumo eccessivo delle gomme da parte della sua i20 non depongono benissimo in ottica futura. 

ELFYN EVANS – 6. Recenti studi svolti al CERN di Ginevra hanno dimostrato che un pilota con la sua postura al volante non possa fisicamente concludere un rally iridato, ma lui non lo sa e quindi continua a correre aggrappato al cruscotto. Battute a parte, in questa gara si sono visti sprazzi di quel pilota che in passato è riuscito a mettere in difficoltà persino un alieno come Ogier. Una foratura l’ho allontanato dal podio, ma la sensazione è che questo Evans possa dare fastidio a tutti. Già a partire dalla Svezia.

OTT TANAK – 6,5. L’estone si sbatte – e, cosa più importante visti i suoi acrobatici precedenti al Monte, non sbatte – al volante di una Puma che non conosce ancora così a fondo e che, come Hyundai, non è allo stesso livello di quella Toyota che lui ha mollato nelle mani di Ogier. Roba da far tremare i polsi, già. Comunque, fa quel che può con quel che ha, anche se quel che ha a volte è senza servosterzo. In più, porta a casa un bel secondo posto nella Power Stage, che così male non è. 

TAKAMOTO KATSUTA – 6. Disputa oggettivamente una buona gara, venendo rallentato solamente da un guasto al freno a mano capitatogli tra capo e collo proprio in una PS stracolma di tornanti in discesa. Cerca di riagguantare Tanak per artigliare il 5° posto, ma quello che lui definisce “un improvviso cedimento meccanico” apre la sospensione posteriore sinistra della sua Yaris e lo costringe ad affrontare l’intera Power Stage a bordo di un cosplay nipponico di un’Ape Piaggio. A noi puoi dirlo quello contro cui sei andato a sbattere, Takamoto. Non essere timido. 

DANI SORDO – 2. La sua è stata una gara da incubo. In difficoltà probabilmente anche nelle manovre di uscita dal garage Hyundai, lo spagnolo è stato lontanissimo dai primi – e dai suoi standard abituali – per tutto il fine settimana. Lento pur credendo di essere veloce, alle prese con una i20 che tutto trasmetteva tranne che stabilità, Sordo è stato la sorpresa in negativo della gara. In Svezia al suo posto ci sarà Breen, e non credo che ad Alzenau saranno in molti a rimpiangere questa decisione. 

ESAPEKKA LAPPI – 3. Troppo spesso fuori dalla top five, il finlandese ha a più riprese ammesso di averci capito poco del Rallye Monte-Carlo 2023: i tempi fatti segnare, d’altronde, lo dimostrano. Nel finale di gara sembrava fosse riuscito a trovare il bandolo della matassa, ma come da definizione non basta una rondine a fare primavera. 

JOURDAN SERDERIDIS – 10. Prende oltre 1’30” a Stage dai migliori, ma al – quasi – 59enne greco questo frega poco o nulla. È lì per divertirsi, lo sa anche lui e nessuno di noi avendone la possibilità farebbe diversamente (buscando peraltro, salvo rari casi, anche distacchi simili). In più, Serderidis è perfettamente consapevole di tenere un ritmo blando a tutto vantaggio dello spettacolo: se fosse transitato più veloce su uno specifico tratto della PS2, infatti, ci saremmo sicuramente lasciati sfuggire il fermo immagine onboard più caratteristico dell’intero Rallye Monte-Carlo 2023.

PIERRE-LOUIS LOUBET – 4. Che è, andando a spanne, il numero di km che percorre con la Puma priva di guasti o danni. Avrebbe anche voluto dire la sua, ma prima la rottura del servosterzo che lo costringe a remare e poi i fluidi del motore che fuoriescono costringendolo al ritiro fanno svanire tutti i suoi sogni di gloria. In mezzo ai quali, peraltro e per gradire, si era anche insinuata la rottura di una sospensione. 





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Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1", sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Sono accreditato FIA per F1, WRC, WEC e Formula E e ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow