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Ti svegli. Le feste natalizie sono passate da qualche giorno, anche se nessuno l’ha ancora detto al tuo stomaco, che cerca ancora di digerire il cenone. A Capodanno però manca ancora un po’. Ti rigiri nel letto, cercando di assaporare per ancora qualche secondo il confortevole tepore delle coperte: fuori fa freddo, e non hai ancora nessuna voglia di alzarti. Dopo una lotta interiore di qualche secondo, decidi di aprire gli occhi, mentre il braccio scatta alla cieca alla ricerca del telefono. Dopo qualche colpo a vuoto, lo afferri, e te lo porti davanti alla faccia. Guardi l’ora: ok, non sei ancora in ritardo. Però senti una strana sensazione di disagio che ti travolge: non riesci a capire da cosa sia dovuta. Guardi di nuovo il telefono, e l’occhio ti scivola sulla data: aspetti un secondo. Poi capisci. E’ il 29 dicembre.

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29 dicembre. Un pugno allo stomaco ti colpisce lasciandoti senza fiato. E’ di nuovo quel giorno dell’anno. Quale appassionato di Formula 1 non sa cosa significhi questo giorno? In un attimo, sei tornato al 2013. Ricordi perfettamente come e quando hai letto la notizia. Tutti se lo ricordano. Per certi versi, tutti questi anni non sono mai passati; eppure, realizzi mentre ti alzi, sono passati eccome.

Il sette volte campione del mondo di Formula 1 Michael Schumacher ha avuto un brutto incidente sugli sci a Meribel, in Francia”. Era così che titolavano tutti i notiziari quel 29 dicembre 2013. In quel momento hai avuto un sussulto. “Speriamo che stia bene”, pensavi. Ma in fondo, non ci davi molto peso. Non credevi veramente che Lui, proprio Lui, il tuo eroe di infanzia, quello dalle imprese impossibili, potesse avere seriamente avere problemi con un banale incidente sugli sci. Ma scherziamo? Lui ha passato la vita a correre a 300 all’ora, ci vuole ben altro per annientarlo.

Però le notizie si sono intensificate. E’ grave, dicono. E’ in coma, dicono. Cerchi di non pensarci, conscio che prima o poi apparirà di nuovo davanti ad una telecamera per dire qualcosa tipo “Stavolta me la sono vista brutta, ma ora sto bene”. Eppure i giorni passano. Passa Capodanno. Passa il suo compleanno. Passa il mondiale di F1. Passa ancora il 29 dicembre. E ancora. E ancora. E ancora. E, man mano, inizi a perdere la speranza di poter mai rivedere il tuo eroe apparire in pubblico, lasciando solo un mucchio di fotografie sempre più ingiallite e dei video di vittorie visti e rivisti. Poi ti alzi una mattina e ti rendi conto che sono passati già nove anni.

Nove anni. Due in più dei suoi mondiali in F1, ti dici. Due in più dei mondiali in F1 di chiunque altro, ti correggi. Michael Schumacher è scomparso dalla vita pubblica da ben nove anni, da un giorno all’altro, senza avvertire. Ma, sadicamente, il fatto che non sia morto subito ti lascia la sempre più flebile ma mai del tutto assente speranza che un giorno possa davvero ricomparire. E questo ti tortura, perché non puoi far altro che pensare a quel giorno, sapendo che forse non arriverà mai.

Qualcuno potrebbe dirti che avere così a cuore di uno sconosciuto potrebbe essere strano. Però, in cuor tuo, sai che Schumacher non è uno sconosciuto: non era lui che ogni due domeniche era ospite fisso nei tuoi pranzi in famiglia? Non era lui che ti spingeva ad alzarti presto per guardare le trasferte in Asia o in Australia? Non era lui che ti faceva spendere la paghetta in poster, modellini o qualunque cosa avesse su la sua faccia? Come può essere uno sconosciuto uno che ha condizionato così tanto la tua vita, uno che ti ha spinto ad amare uno sport in maniera così trascendentale da esservi ancora oggi legato?

E, senza renderti conto, non sei più neanche nel 2013. Sei tornato al periodo in cui correva, e lo stai incitando verso il traguardo, convinto con ogni fibra del tuo cuore che il tuo supporto possa aiutarlo a vincere. Sei a Monza, a Suzuka, a Montecarlo, a Spa, e lo guardi aggredire le curve, sorpassare i rivali, fare qualche magia sul bagnato. E sorridi, perché capisci che Michael Schumacher non è solo un pilota, ma una parte di te, della tua infanzia, della tua adolescenza e anche della tua età adulta. E capisci anche che il 29 dicembre non è una data che deve essere accompagnata da brutti ricordi, perché è un giorno in più per ricordare una persona che ti ha in parte reso ciò che sei ora. E anzi, il fatto che questo giorno capiti così vicino al suo compleanno, provoca che tutta la settimana seguente sia dedicata a lui nella tua memoria.

Senza nemmeno che te ne accorgi, ti asciughi una lacrima. Ancora adesso, dopo nove anni che un terribile incidente sulle rocce francesi l’ha reso invisibile agli occhi di tutti tranne che dei suoi più cari, lui per te è il pilota con il casco rosso nella macchina rossa. Ancora una volta, anche senza correre, è riuscito ad emozionarti. Decisamente, non è una cosa che farebbe uno sconosciuto.





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Alfredo Cirelli

The author Alfredo Cirelli

Classe 1999, sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1, ma copro anche la Formula E (categoria per cui sono accreditato FIA), la Formula 2 e la Formula 3