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In attesa dell’ingresso del circuito di Miami nel calendario, andiamo alla scoperta di tutti i circuiti in cui la Ferrari non ha mai vinto una gara, in ordine di numero di edizioni.

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Il circuito di Abu Dhabi

La Scuderia Ferrari, come sappiamo, è l’unico team che ha corso in tutte le edizioni del mondiale di Formula 1. E, quindi, è l’unico team ad aver corso in tutti i 77 circuiti su cui si sono disputati dei GP, dal primo, Silverstone, all’ultimo, Jeddah. In quarantanove di questi, la Scuderia di Maranello ha ottenuto almeno un successo; tuttavia, in ben ventotto il team italiano non è riuscito ad imporsi: in alcuni casi si tratta di circuiti in cui si è svolta una sola gara, ma in altri il digiuno è ben più lungo. Andiamo alla scoperta di questi ventotto tracciati. Anzi: ventotto più uno bonus.

“E la Ferrari vince il Gran Premio di…”

Nessun telecronista in ciascuno di questi circuiti

1. Abu Dhabi. Numero di edizioni: 13.

E iniziamo dalla bestia nera della Ferrari. Ironico, considerando che a pochi metri dalla pista sorge il Ferrari World, il primo parco a tema dedicato interamente alla scuderia del Cavallino. La squadra di Maranello vanta in questo tracciato sette podi in tredici edizioni: tre secondi posti, ad opera di Fernando Alonso (2011 e 2012) e Sebastian Vettel (2018) e quattro terzi, conquistati sempre da Vettel (2016, 2017), da Kimi Raikkonen (2015), da Charles Leclerc (2019) e da Carlos Sainz (2021). Per il resto niente, visto anche che Abu Dhabi, essendo posta tradizionalmente a fine stagione, generalmente ha sempre visto arrivare la Ferrari già concentrata sulla vettura dell’anno dopo. Riuscirà quest’anno ad interrompere la maledizione? Vedremo.

Ah sì, ovviamente dimenticavo che qui nel 2010 si è consumato uno dei più grandi drammi sportivi della storia del Cavallino, con Alonso, giunto all’ultimo round stagionale con 8 lunghezze su Webber e 15 su Vettel, vittima di una strategia incredibilmente sbagliata, che lo ha costretto ad inseguire Vitalj Petrov per buona parte della gara, senza avere possibilità di superarlo per via della velocità di punta della Renault. Questa è anche la gara che ha ispirato il DRS per facilitare i sorpassi. Ma forse, era meglio dimenticarsene.

© Mark Sutton / LAT Images / Pirelli F1 Press Area

2. Sochi, Mosport. Numero di edizioni: 8.

Nessuno dei due circuiti quest’anno sarà presente in calendario (il primo per ovvi e drammatici motivi), quindi la Ferrari non avrà la possibilità di interrompere la striscia negativa. O di allungarla. Comunque, il palmares a Sochi è abbastanza scarno: in otto edizioni, dal 2014 al 2021, sono arrivati sei podi, due secondi posti conquistati da Sebastian Vettel (2015 e 2017) e quattro terzi, ad opera dello stesso Vettel (2018), Raikkonen (2017), Leclerc (2019) e Sainz (2021). A questi vanno aggiunte le due pole position conquistate nel 2017 da Vettel (con Raikkonen secondo) e nel 2019 da Leclerc. In realtà su questa pista non c’è moltissimo da dire: qui nel 2016 Daniil Kvyat si giocò il posto in Red Bull andando a colpire proprio Vettel al primo giro, mentre nel 2017 ci fu l’occasione più ghiotta per la Ferrari in Russia, con il tedesco che arrivò negli scarichi di Bottas, dopo che questo l’aveva sopravanzato al via. Da segnalare anche l’edizione del 2019, in cui la rivalità tra Vettel e Leclerc si accese definitivamente, e il ritiro del primo (che generò un VSC che permise a Hamilton e Bottas di cambiare le gomme e rientrare davanti a Leclerc), portò ad una serie di complottismi e teorie cospirazioniste che è meglio non citare.

Per quanto riguarda Mosport, qui si sono corsi otto GP del Canada a fasi alterne tra il 1967 e il 1977. La Ferrari qui vanta appena un secondo posto, conquistato nel 1974 da Clay Regazzoni, mentre per il resto ha sempre faticato, trovandosi più a suo agio negli altri due circuiti canadesi, Mont Tremblant e Montreal. Da segnalare che qui, nel 1977, debuttò sulla Ferrari l’idolo di casa Gilles Villeneuve, che però fu costretto al ritiro a cinque giri dalla fine per un incidente.

Ferrari Media Press Office

3. Detroit. Numero di edizioni: 7.

Il circuito di Detroit è un classico tracciato americano di F1: cittadino, circondato da muretti, molto duro fisicamente e per i mezzi e che suscita una sola domanda: perchè? Comunque, qui si sono disputate sei gare iridate tra il 1982 e il 1988, tre con la denominazione Stati Uniti Est e quattro solo Stati Uniti. Qui la Ferrari ha conquistato in sette gare appena tre podi, un terzo posto con Didier Pironi nel 1982 e un doppio podio con Stefan Johansson, secondo, e Michele Alboreto, terzo, nel 1985. A questi risultati va aggiunta la pole position conquistata da René Arnoux nel 1983, che condusse la gara al comando fino al 32esimo passaggio, quando fu costretto ad arrendersi per un problema elettrico. Per il resto, non c’è molto da segnalare.

4. Digione, Baku. Numero di edizioni: 5.

Il nome del circuito di Digione, circuito in cui si sono disputati cinque GP di Francia tra il 1974 e il 1984, e un GP di Svizzera nel 1982, fa subito venire alla mente lo storico duello tra Gilles Villeneuve e René Arnoux nell’edizione del 1979, che oscurò la prima vittoria della Renault e di un motore turbo con Jabouille e che vide prevalere il canadese per la Ferrari, che conquistò il secondo posto. Ma se guardiamo alle fredde statistiche, qui la Ferrari non ha mai fatto molto bene: oltre al podio del canadese, la Ferrari qui ha ottenuto solo due altri risultati tra i primi tre, entrambi nel 1974 con Niki Lauda e Clay Regazzoni, rispettivamente secondo e terzo, con l’austriaco che ottenne anche la pole position. Inoltre, vi starete chiedendo perché abbia scritto che si sono corsi sei GP, quando la Ferrari ne ha disputati cinque; ebbene, a questo proposito bisogna tornare al 1982, unico GP di Svizzera: in quella gara la Ferrari iscrisse il solo Patrick Tambay, dopo la morte di Villeneuve e il grave infortunio di Pironi. Il francese, però, in quell’occasione fu colto da terribili dolori alla schiena, che lo costrinsero a dare forfait dopo le qualifiche. Con il senno di poi, quella gara fu rilevante per il titolo mondiale, perché qui giunse l’unica vittoria stagionale del futuro campione Keke Rosberg: se Tambay fosse riuscito a precederlo, avrebbe potuto dare la corona iridata a Pironi, che nonostante saltò metà stagione chiuse il mondiale secondo, a soli cinque punti dal finlandese.

Oltre a Digione, è fermo a cinque edizioni senza vittorie rosse anche Baku. Il circuito dell’Azerbaigian ha esordito nel 2016, in pieno strapotere Mercedes, e nonostante la grande alternanza di vincitori (ben cinque diversi), tra questi non figura nessun pilota del Cavallino. In terra azera la Ferrari, infatti è… a zero (scusate…). Tre podi, rispettivamente due secondi di Vettel (2016) e Raikkonen (2018) e un terzo di Leclerc (2019), più due pole nel 2018 (Vettel) e nel 2021 (Leclerc). Eppure, qui la Ferrari non è mai andata piano: nel 2018 Vettel si trovò al comando a lungo, ma una Safety Car nel momento sbagliato lo costrinse ad accodarsi a Bottas, e quando provò l’attacco decisivo andò lungo bloccando le gomme; anche nel 2019 la Ferrari si dimostrò competitiva, ma Leclerc andò a sbattere alla curva del castello nel Q2, fermandosi quindi in decima posizione in griglia e rinunciando alla vittoria. Infine, è da ricordare l’edizione del 2017, in cui Vettel, dopo un contatto con Hamilton in regime di Safety Car per un presunto brake test, affiancò l’inglese e gli diede una ruotata, per cui fu punito con uno Stop and Go: penalità che si rivelò fatale, perché visti i successivi problemi dell’inglese con l’headrest, avrebbe potuto agevolmente vincere.

© Scuderia Ferrari Press Office

5. Fuji, Clermont Ferrand, Montjuic. Numero di edizioni: 4.

Al Fuji si sono corsi quattro GP del Giappone, nel biennio 1976/1977 e in quello 2007/2008, e la Ferrari ha conquistato tre podi, un secondo posto con Reutemann nel 1977 e due terzi con Raikkonen nel 2007 e nel 2008. Eppure, in questo circuito, si è consumata una delle pagine più memorabili (in senso negativo) della storia della Ferrari, con il ritiro nel 1976 di Niki Lauda al secondo giro, che rinunciò al titolo per la troppa pioggia, non volendo rischiare essendo reduce dal terribile incidente del Nurburgring. Altro evento drammatico, stavolta veramente, fu quello del 1977, quando Villeneuve, alla seconda gara in Ferrari, decollò dopo un contatto con Ronnie Peterson, uccidendo due spettatori che si erano piazzati in posizione vietata. Infine, nel 2007 avvenne una cosa che si potrebbe addirittura definire comica: la gara partì infatti sotto una violenta pioggia, e la Direzione Gara ordinò a tutti i team di montare le gomme da bagnato estremo tramite una circolare. E lo fecero tutti. Tranne le Ferrari, che, non si sa per quale motivo, disse di non averla ricevuta (probabilmente perché aumentarono la sicurezza dei loro sistemi comunicativi dopo la Spy Story), e schierò sia Massa che Raikkonen con le intermedie. I due furono costretti quindi a cambiare le gomme nei primi giri, disputati dietro Safety Car, e dovettero rimontare quindi dal fondo, con Raikkonen che lo fece egregiamente, chiudendo terzo. Meno male che alla fine il mondiale è arrivato, sennò chissà cosa sarebbe successo a Maranello.

Per quanto riguarda Clermont Ferrand, qui si sono disputati quattro GP di Francia tra il 1965 e il 1972. La Ferrari è andata a podio una sola volta, nel 1965 con John Surtees terzo, ma questa è anche l’unica volta in cui la squadra di Maranello è andata a punti qui, visto che il secondo miglior risultato è l’ottavo posto di Bandini nella stessa edizione. Oltre a ciò, è da annoverare la pole di Jacky Ickx nel 1970, ma in gara fu costretto al ritiro per un problema ad una valvola. Probabilmente, si tratta del circuito in cui la Ferrari si è storicamente trovata peggio.

Infine, a quota quattro edizioni anche il Montjuic, circuito cittadino costruito nei pressi di Barcellona che ha disputato il GP di Spagna tra il 1969 e il 1975. Qui il Cavallino ha conquistato un solo secondo posto nel 1971 con Jacky Ickx, ma è da annoverare anche la disfatta del 1975, in cui Lauda e Regazzoni, partiti dalla prima fila, si toccarono al primo giro e si ritirarono.

6. New Dehli, Phoenix. Numero di edizioni: 3.

Abbiamo quasi finito. A Nuova Dehli si sono corsi tre GP di India tra il 2011 e il 2013, tutti vinti da Sebastian Vettel con Red Bull. La Ferrari qui ha ottenuto due podi, un terzo posto nel 2011 e un secondo nel 2012 con Fernando Alonso, ma per il resto non c’è nulla da annoverare sul piano sportivo. Si può invece ricordare che qui la Ferrari rischiò un incidente diplomatico tra Italia e India poiché, sempre nel 2012, mise su entrambe le F2012 di Alonso e Massa la bandiera della Marina Militare, chiaro riferimento al caso dei Marò, avvenuto poco tempo prima, e incrinando ancora di più i rapporti tra due Paesi che in quel momento non erano proprio amiconi.

Per quanto riguarda Phoenix, anche in questo caso, come per Detroit, si tratta di un circuito cittadino americano, brutto, stretto e tortuoso, in cui si è corso tra il 1989 e il 1991. In tutte e tre le edizioni ha vinto la Mclaren, mentre la Ferrari è riuscita ad ottenere solo un podio, nel 1991 con Prost, che giunse secondo. In tutti gli altri casi, la Ferrari non è mai giunta al traguardo.

Tutti gli altri.

Ve ne sono poi altri diciassette in cui la Ferrari ha corso non più di due edizioni e su cui non è necessario soffermarsi tanto. Partendo dai più recenti, il primo che balza all’occhio è sicuramente Jeddah, anche se nella seconda edizione, quella del 2022, la Ferrari è arrivata vicinissima alla vittoria con Charles Leclerc, secondo, mentre Sainz è giunto terzo. Anche nei tre nuovissimi circuiti inseriti a causa della pandemia, Portimao (2 edizioni), Losail (1) e Mugello (1) la Ferrari non ha mai vinto, e soprattutto nell’ultimo fa specie, visto che il circuito è quello di casa e in quell’occasione si disputava il GP numero 1000 della sua storia. Andando sempre più indietro, ci sarebbero a due edizioni anche i circuiti di Aida, di East London (Sudafrica), Porto, Nivelles (Belgio), e Las Vegas mentre ad una sola edizione vi sono anche Sebring, Pescara, Donington, Le Mans (sul Circuito Bugatti), Riverside, Monsanto (Portogallo) e Dallas. Infine, la Ferrari non ha vinto neanche ad Ain Diab, dove nel 1958 si corse il GP del Marocco, ma in questo caso non si può parlare di sconfitta: con il secondo posto, infatti, in quella gara Mike Hawthorn vinse matematicamente il titolo davanti a Stirling Moss, divenendo il primo campione del mondo inglese della storia. Fu l’ultima gara per il pilota inglese, che annunciò subito dopo il suo ritiro dalle corse, scioccato dalla morte di Phil Collins avvenuta al Nurburgring. Ritiro che, purtroppo, non durò a lungo, poiché Hawthorn troverà la morte pochi mesi dopo in un incidente stradale.

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© Scuderia Ferrari Press Office

I due bonus: Indianapolis e Zeltweg.

C’è poi un circuito in cui la Ferrari ha tecnicamente vinto, ma non nella sua configurazione più famosa: è questo il caso dei circuito di Indianapolis.

Ad Indianapolis, infatti, la Ferrari ha vinto sei degli otto GP degli Stati Uniti disputatisi lì tra il 2000 e il 2007. Bisogna però ricordare che dal 1950 al 1959 la 500 Miglia di Indianapolis faceva parte del calendario iridato di Formula 1. E, sebbene i team europei la disertassero, nel 1952 proprio la Ferrari, con il futuro campione del mondo Alberto Ascari, tentò di partecipare alla leggendaria corsa statunitense, con scarsissimi risultati poiché, dopo essersi qualificato solo diciannovesimo, fu costretto a ritirarsi alla quarantesima tornata per la rottura del cuscinetto di una ruota. Pertanto, bisogna ricordare che, purtroppo, la Ferrari non ha mai vinto sul famoso ovale di Indianapolis, pur avendoci effettivamente corso, anche se solo una gara.





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Alfredo Cirelli

The author Alfredo Cirelli

Classe 1999, sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1, ma copro anche la Formula E (categoria per cui sono accreditato FIA), la Formula 2, la Formula 3, talvolta anche la Indycar e, se ho tempo, anche tutte le varie formule minori in giro per il mondo.