È anche la rinascita, tutt’altro che silenziosa, di una Red Bull che ha ritrovato la forma. Un monito in vista del 2027: Max è ancora lì, affamato più che mai.
Sul podio di Singapore va in scena più di una narrazione. Andrea Kimi Antonelli, terzo alla bandiera a scacchi, mette il sigillo su una gara che non è mai stata sua, ma che con uno scossone finale ha destituito la monotonia e premiato la prontezza. Punti preziosi, quanto basta per fare di Austin il probabile passo finale verso il sogno proibito. Charles Leclerc, sul gradino di mezzo, è il volto di una Ferrari giusta, ma pur sempre zoppicante. Un risultato che il monegasco non vedeva da Spa-Francorchamps e che lo riporta, dopo 679 giorni, al fianco del rivale di gioventù. Quello che la massima serie, in tutta la sua spietatezza, non gli ha mai permesso di affrontare per davvero, privandoci di quella che sarebbe stata una collisione epocale tra due dei talenti più puri degli ultimi anni. Parliamo di Max Verstappen, che per la prima volta in carriera vince nella città-stato asiatica. In seguito a questo trionfo, diventano 27 i tracciati su cui il fuoriclasse ha messo la firma negli anni, con Marina Bay a custodire per più tempo il titolo di terra inespugnata.
C’è qualcosa di profetico nell’attesa che Verstappen, nell’abbraccio del suo longevo matrimonio con Red Bull, ha dovuto accettare. Perché è proprio nella città del leone, ci scuserete la doverosa banalità, che il leone olandese non riusciva a regnare. Dal sanscrito, Singapura (singha significa leone e pura indica la città), questo gioello urbano diventa presto la meta maledetta. Alla famosa collisione con le due Ferrari nel 2017, seguono quattro podi, di cui tre a sfiorare la vetta, nel 2018, nel 2024 e nel 2025. Quasi una beffa a quel ragazzo prodigio dai numeri inequivocabili che, a partire dal 2021, inizia a fare la voce grossa là dove si fa sul serio. Mattatore odiato, pedante autore di successi a tratti soporiferi, ma con la sola colpa di non avere avuto una competizione all’altezza. Della propria eccellenza. Del genio tecnico di Milton Keynes.
Un fine settimana da incorniciare, per il team di Laurent Mekies, che si colloca immediatamente dopo il successo in Malesia, lì dove Max è tornato sul gradino più alto dopo un digiuno durato 301 giorni. Lì dove Red Bull ha ottenuto la sua prima vittoria da motorista. È una RB22 che nella prima parte di stagione non è riuscita a sortire i risultati sperati, nervosa e detestata in più di un’occasione dall’attuale numero #3. Ora, alle porte del finale di stagione, sembra che gli animi dei tori si nutrano di un febbrile ottimismo e l’ormai ovvia certezza di poter contare, sempre e comunque, sulla bravura del proprio pilota di punta.
Il nativo di Hasselt riceve il trofeo della vittoria e non smette di sorridere. È una scena, questa, che si scontra con l’immaginario collettivo che si è fatto cortina attorno al personaggio di Verstappen. L’uomo di ghiaccio, in pista. Quello schietto, ai microfoni, soprattutto se la linfa che lo sostiene dall’età di quattro anni, le corse, viene coperta da una patina di messe in scena o, peggio, software che soffocano senza pietà l’istinto del vero pilota. Amichevole, certo, ma solo con chi se lo merita. Dietro al volto estremamente felice di Max, quest’oggi, non si cela solamente la fine di una rincorsa che dura dal 2017. Trova casa anche e soprattutto il sollievo di aver dato a Gianpiero Lambiase un epilogo di tutto rispetto. Sì perché quella di Singapore potrebbe essere stata l’ultima gara di una delle coppie lavorative più rilevanti del panorama della massima serie. Un rapporto viscerale fatto di tanta professionalità e altrettanta amicizia, nato all’interno di una realtà crudele che premia la scure e punisce la sensibilità. Alzata la visiera, però, è tutta un’altra storia. Si traccia una linea sulle cifre da capogiro, record che nulla possono contro confronti umani che non ci è mai stato possibile osservare, ma che sappiamo esserci stati ed essere stati indispensabili.
Così, il tributo a GP, sul podio assieme al Max di una vita e dinanzi a quella che è stata una famiglia, diventa senza ombra di dubbio il fermo immagine più eloquente della domenica singaporiana. Il successo cercato da anni si fa realtà, ma lascia ben presto il passo ai saluti preventivi. Il successo cercato da anni si fa realtà e, una volta ancora, Max Verstappen ci ricorda che il tramonto della fiducia non è mai contemplato. Max Verstappen domina il weekend di Singapore e, nel farlo, lancia un chiaro messaggio: il 2027 è terreno di caccia.

