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Suzuki Swift Sport Hybrid: il compromesso vince, ma non convince | #MiSonoInnamorauto?, Ep. 8





Karu-sa. In giapponese, leggerezza. Se dovessi scegliere una sola parola per descrivere la Suzuki Swift Sport Hybrid, probabilmente sarebbe questa la mia prima opzione. Per quello che dicono i freddi numeri, certo. Ma anche – e forse soprattutto – per la sensazione globale che la piccola di Hamamatsu trasmette a chi guida.

Swift
© FuoriTraiettoria.com

Si intuisce sin dalla prima occhiata di non essere alle prese con un mastodonte. Lunga 3,89 m, larga 1,73 e alta 1,49, la segmento B del Sol Levante non è una delle auto più imponenti che potreste incontrare su strada. Diciamo anche – e non me ne vogliano qui i designer giapponesi – che non è neppure una delle più… minacciose. I vezzi estetici che ci si aspetterebbe di incontrare su una variante Sport ci sono, non lo si può negare, ma resta il fatto che la poco spigolosa Swift non riesce a sembrare cattiva neppure impegnandosi. Spiccano certamente i cerchi satinati da 17”, si fa piacevolmente notare il doppio terminale di scarico sdoppiato (e cromato), spuntano qua e là elementi carbon look, ma nel complesso neppure la versione più cattiva della gamma pare in grado di trasmettere grande incisività.

La sensazione di trovarsi al volante di una Swift dalla personalità differente rispetto alle altre la si percepisce in maniera più nitida una volta che ci si siede al volante. Nominando en passant la pedaliera in alluminio, è il rosso a farla da padrone all’interno dell’abitacolo: cuciture a contrasto su sedili, volante e cuffia del cambio, inserti in plastica su plancia e portiere anteriori, fondoscala di tachimetro e contagiri, la scritta “Sport” che campeggia sugli schienali dei sedili anteriori… aggrappandosi al colore più corsaiolo del mondo, in Suzuki sono riusciti a trasmettere il giusto quantitativo di entusiasmo, la giusta dose di curiosità, a chi si siede al volante della Swift Sport Hybrid. Come su tutte le auto moderne – e nonostante la leggerezza decantata in apertura di articolo – c’è ovviamente spazio anche per la tecnologia, presente (e non invadente) su questo modello. Se il touchscreen da 7” del sistema di infotainment è adeguato alla categoria d’auto tanto per fruibilità quanto per numero di finestre e funzioni (sono disponibili sia Apple CarPlay che Android Auto), qualcosa di più – o meglio, di meno – si sarebbe potuto fare con il piccolo schermo che si affaccia tra contagiri e tachimetro analogici. Grazie ai comandi al volante si naviga in maniera abbastanza intuitiva tra le varie schermate, ma la sensazione è che il quantitativo di dati a nostra disposizione sia… eccessivo per le dimensioni del display: di alcune grafiche che nel tentativo di apparire racing restano costantemente in bilico tra l’essere cringe e l’essere nerd, per esempio, difficilmente avremmo sentito la mancanza.

Swift
© FuoriTraiettoria.com

La Suzuki Swift Sport Hybrid è omologata per 5, ma è assai probabile che serva stringersi non poco sul divanetto posteriore – abbattibile sul tradizionale schema 60:40 – quando dietro si sale in tre. La posizione di guida è buona, non eccellente: la piccola di Hamamatsu non è particolarmente alta da terra, ma la sensazione è che la seduta (complice anche la forma complessiva dell’auto) non sia bassa come la dicitura “Sport” potrebbe fare attendere. Trattandosi poi di una Swift, c’è spazio a sufficienza anche per dei bagagli: si passa dai 265 l di carico minimo ai 947 l di carico massimo con divanetto completamente abbassato, per dei valori che sono in linea con quelli del segmento.

Leggerezza dicevamo, leggerezza. Quella che in Suzuki hanno ottenuto grazie all’utilizzo della piattaforma Heartect, in grado di assicurare alla Swift un peso a vuoto di 1.020 kg che – non – si avverte in tutte le situazioni dinamiche. Poco importa, alla piccola di Hamamatsu, che sia stato piazzato a bordo il peso aggiuntivo di un motore elettrico in grado di erogare 13,6 CV e 53 Nm di coppia: la Swift Sport Hybrid (ma non plug-in), come le varianti totalmente termiche prima di lei, continua a fluttuare sul manto stradale. In presenza di un simile peso piuma, i numeri generati dal 1.4 BoosterJet nascosto sotto il cofano non sono da capogiro: il piccolo quattro cilindri in linea turbo benzina eroga infatti 129 CV a 5.500 giri, con il picco di coppia (pari a 235 Nm) che si raggiunge invece tra i 2.000 e i 3.000 rpm. Pacate figlie di queste cifre sono anche quelle relative alle prestazioni: lo 0-100 km/h è coperto in 8”1, mentre la velocità massima dichiarata è di 210 km/h. Sarà a questo punto chiaro a tutti che la Swift Sport Hybrid non punta a stupirvi nel quarto di miglio o sull’anello di Nardò, vero? Immagino di sì. E allora con cosa cerca, la piccola di Suzuki, di rimanere impressa nella vostra memoria?

Swift
© FuoriTraiettoria.com

Karu-sa. Di nuovo, con la leggerezza. Quella che vi viene trasmessa in ogni singolo istante da un’auto che in alcuni frangenti pare quasi veleggiare sull’asfalto. Motore(i), sterzo, cambio, freni e persino assetto sono tarati per non essere non solo brutali, ma neppure estremi. La progressione è piacevolmente morbida grazie all’intervento del motore elettrico, pronto a fornire spinta in attesa che il millequattro si faccia vedere, ma l’indole rotonda dell’auto la si intuisce al secondo allungo. Tanto basta infatti per capire che ha ben poco senso sfiorare la zona rossa del contagiri: il meglio di sé la Swift Sport Hybrid lo dà ai medi regimi, e non è raro trovare su YouTube dei video in cui lo 0-100 km/h viene abbassato di quasi 1” netto decidendo di non tirare le marce. Morbido – forse troppo – è poi anche lo sterzo. Priva com’è di un selettore che permetta di spaziare tra diverse modalità di guida, a quest’auto manca forse la capacità di essere tagliente. Non è la precisione in senso assoluto a mancare (quella compare dopo qualche incertezza nei primissimi gradi di rotazione), quanto la sensazione di avere tra le mani un mezzo che reagisca in maniera compiutamente reattiva alle sollecitazioni e agli stimoli che gli vengono dati.

Swift
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Un discorso analogo può poi essere fatto anche per quanto riguarda cambio e impianto frenante, pensati per essere godibili e fruibili anche in contesti quotidianamente urbani. La trasmissione ha innesti piuttosto precisi che vengono smorzati da una corsa della leva non troppo corta e da un pedale della frizione morbido, le pinze mordono bene i dischi ma vengono “civilizzate” ancora una volta da un pedale che rende tutto tanto modulabile e nulla molto estremo. In questa aurea mediocritas si piazza anche l’assetto, appositamente affinato per la variante Sport della Swift ma lontano anni luce dall’essere davvero rigido. L’auto si scompone difficilmente, ha un comportamento lineare e prevedibile nel suo vivere a braccetto con tendenze sottosterzanti, consente di prendere ritmo con facilità, ma sull’altare dell’utilizzabilità in contesti cittadini ha sacrificato una rigidità che avrebbe senz’altro esaltato il piacere di guida. Si avvertono dei filtri di troppo, quando si guida la Suzuki Swift Sport Hybrid: la percezione, netta, è quella di avere tra le mani un’auto con un potenziale non pienamente espresso. Guidarla è piuttosto divertente, capiamoci prima di cadere in facili fraintendimenti. Ha un discreto inserimento, il motore ha una spinta adeguata per dimensioni e ambizioni dell’auto, la tenuta di strada è buona nonostante i minuti pneumatici 195/45, la tendenza al sottosterzo è tutto sommato limitata e un retrotreno che tende ad alleggerirsi nei trasferimenti di carico farà divertire chi guida, portandolo a innescare prima e a gestire poi un comportamento vagamente “sovrasterzante” che sempre più spesso si trova sulle piccole tutto-avanti.

Swift
© FuoriTraiettoria.com

Eppure, la sensazione è che manchi qualcosa. Un elemento che caratterizzi in maniera netta quest’auto, che sia in grado di renderla – se non indimenticabile – quantomeno particolare. Lo si cerca incessantemente, questo qualcosa, ma non trovandolo si resta così: con la vaga percezione di essere alle prese con un’auto che è in grado di fare bene tutto senza però riuscire a fare in maniera eccezionale nulla.

Il giudizio che chiude questo episodio di #MiSonoInnamorauto è…

Non voglio una storia seria

Si è di fronte a un compromesso nella sua forma più piena, quando si è a bordo di una Suzuki Swift Sport Hybrid. Sufficientemente briosa e piacevole per meritarsi la dicitura “Sport”, con un buon rapporto prezzo/divertimento e in grado di assicurarvi in un utilizzo misto percorrenze vicine ai 15 km/l, la segmento B di Hamamatsu si perde tra i meandri della sua fruibilità rinunciando a sottolineare in tutto e per tutto le proprie velleità… aggressive. Non troppo rigida, non eccessivamente precisa, affatto vistosa e spaventosamente silenziosa (una Abarth 595 con lo scarico Record Monza farebbe più rumore da spenta), la Swift Sport Hybrid sembra essere sempre – per tarature e decisioni imposte dall’alto – un passo indietro rispetto alle proprie potenzialità. Presenti, certo, ma nascoste in maniera forse eccessiva.

Un ringraziamento va alla concessionaria Totani de L’Aquila per avermi fornito l’auto in prova.

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Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1", sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Sono accreditato FIA per F1, WRC, WEC e Formula E e ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow