Espressionismo motociclistico su tela d’asfalto. Il GP di Jerez prende forma come un dripping in movimento. Una pioggia andalusa inattesa fonde rosso e azzurro, sporca le pennellate mondiali di Aprilia e accende nel caos i riflessi dorati di Franco Morbidelli. Nella domenica la scena si sposta sul centro gruppo, dove KTM e Aprilia Trackhouse, attraverso intrecci vorticosi di linee, disegnano lungo le 13 curve del Circuito Ángel Nieto una rete viva di sorpassi, contatti e rischio.
Un’atmosfera insolitamente cupa avvolge il sabato del GP di Spagna. Il cielo plumbeo annuncia pioggia. I fratelli Marquez controllano le prime fasi, con Fabio Di Giannantonio in rimonta alle loro spalle. Poi, in un attimo, arriva l’acqua.
Croce e delizia per Marc Marquez che vive due gare in una: prima vittima dell’improvviso scroscio, con una scivolata che lo scarica a terra. Poi, il rapido – e discusso – rientro ai box gli consente di tornare in pista alle spalle del solo compagno Francesco Bagnaia, del quale si sbarazza rapidamente, involandosi verso la vittoria. Il Ducati Lenovo Team riemerge così dalla pioggia con un uno-due nella Sprint che sembra preludere a un sereno epilogo.

La domenica, finalmente soleggiata, non porta però la luce sperata. I destini dei due piloti in rosso continuano a correre affiancati, ma questa volta nel segno opposto: Bagnaia si ferma per un misterioso problema tecnico, Marc finisce a terra. Un doppio zero che rende il digiuno di podi sempre più indigesto alla casa di Borgo Panigale. Emblematica, a fine weekend, resta l’immagine delle saracinesche abbassate del box Ducati con la Desmosedici #63 lasciata fuori.
Gresini: il cielo è sempre più blu
Per una Ducati che piange, ce n’è un’altra che ride. Una caduta ad altissima velocità spegne infatti subito le ambizioni di Marc Marquez, riportandolo per un attimo faccia a faccia con i fantasmi del passato. A raccogliere la scena, en pendant con il cielo celeste di Jerez, è il fratello Alex, pilota del team Gresini, che proprio su questo tracciato, un anno fa, aveva conquistato il suo primo successo tra i grandi. In casa Gresini “quand la zira… La zira!” per citare le parole del mitico Fausto. A confermarlo, anche il giovane Fermin Aldeguer. Nonostante la precaria forma fisica, a causa di una frattura di femore rimediata a gennaio, lo spagnolo classe 2005 non si arrende. Zoppica nel paddock, ma poi sfreccia in pista, chiudendo in top 10. Da applausi.

Maledetta Sprint per Aprilia
La maledizione del sabato colpisce ancora Marco Bezzecchi, e stavolta ha le sembianze di un tear-off lanciato sulla griglia da Alex Marquez, rimasto sotto la gomma posteriore del #72 e decisivo nel comprometterne la partenza. “Stavo recuperando, poi è arrivata la pioggia e sono entrato un giro in ritardo ai box. Tornato in pista con le rain, la gomma non era pronta e appena ho piegato son caduto. Ho fatto proprio un capolavoro”, il commento a caldo dell’attuale leader del Mondiale, che continua a non trovare il bandolo della matassa nella gara corta del sabato. Finora i 95 punti raccolti nei GP lo tengono al sicuro, ma i soli 6 delle Sprint rischiano presto di presentare un conto molto salato.

Cicatrici dorate
Degno di nota il terzo posto conquistato da Franco Morbidelli nella Sprint del GP di Spagna. Una mancata premeditazione che, tuttavia, non si traduce in un’assenza di controllo. Sotto la pioggia, l’italo-brasiliano si è mosso tra equilibrio e istinto, in cerca di un senso nel caos. A catturare l’attenzione, nella celebrazione del podio, sono le linee dorate sulla tuta del pilota VR46, che stilizzano un sole capace di tornare a splendere proprio sotto l’acqua battente di Jerez. Traduzione visiva di un percorso fatto di ombre, che ancora sa restituire luce.

Colpi d’autore
Se il ritorno in Europa celava la promessa dell’ordine, Jerez ha invece aggiunto imprevedibilità al quadro Mondiale.
Autori del primo “fuori tema” sono le KTM di Acosta e Bastianini, insieme alle Aprilia satellite di Fernandez e Ogura. In una gara con le prime posizioni cristallizzate dopo pochi giri (A. Marquez, Bezzecchi e Di Giannantonio), è la bagarre di centro gruppo a prendersi la scena. Sorpassi e controsorpassi, un botta e risposta serrato – e senza esclusione di colpi – che tiene alto il ritmo. Per fortuna che a Jerez era difficile superare!


© Michelin
Come un inatteso colpo di pennello ad emergere nelle condizioni miste della qualifica è poi il bianco di un fantastico Johann Zarco su Honda LCR. La pole sfuma per soli 140 millesimi, ma la prima fila — con oltre un secondo rifilato alla prima delle altre Honda, Mir quattordicesimo — è la prova che il veterano francese sa ancora mettere la propria firma quando l’asfalto, umido e imprevedibile, diventa carta bagnata e serve la sensibilità dell’acquerello per tracciare traiettorie d’autore.

