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“Capito che ca**o hai combinato? Hai vinto al Mugello!”

Prendi una domenica caldissima tra le colline del Mugello. Poi prendi il sogno di un bambino di Viserba e fallo diventare realtà.

1 Giugno 2026
5 min read
Bezzecchi vittoria Mugello

Ci sono giornate in cui un circuito diventa il palcoscenico della storia e oltre 178.000 spettatori – mai così tanti – ne diventano i testimoni. Per questo anche noi non potevamo ignorare il richiamo del Mugello per raccontarvi da vicino quegli istanti in cui la cronaca è diventata storia.

È vero, dicono che la magia del Mugello non si possa spiegare, ma soltanto vivere. Eppure proveremo a portarvi con noi, tra l’odore della benzina e i colori dei fumogeni, per raccontarvi quelle colline toscane traboccanti di passione che, per usare le parole del Bez, “così piene di gente sembravano un quadro”.

Mugello
© Michelin

Mugello’s secret

Il calore che ti travolge appena entri nel circuito è qualcosa che sembra varcare le normali leggi della fisica. Al Mugello, del resto, anche ciò che appare impossibile finisce per sembrare naturale. Basta osservare una staccata alla San Donato o assistere a sorpassi come quello di Bagnaia su Ogura alla Bucine nell’ultimo giro, decisivo per il podio.

Mugello
© Michelin

Pensare che manovre del genere siano soltanto il prodotto della tecnica risulta difficile. Poi le vedi accadere davanti ai tuoi occhi, giro dopo giro, fino a diventare quasi ordinaria amministrazione. Ed è lì che si svela il segreto del Mugello. Dove il ricorso alla magia – o forse alla follia – diventa inevitabile e l’energia della pista si converte in calore tra l’asfalto e la folla.

Il sogno di un ragazzo italiano

E non poteva che essere il Mugello il luogo perfetto per Bezzecchi, dove andare a caccia della sua decima vittoria in top class e, soprattutto, realizzare il sogno di quel bambino riminese che arrivava su queste colline insieme alla sua famiglia per ammirare i propri idoli. Oggi è lui ad essere diventato l’eroe dei tanti piccoli appassionati presenti in circuito e chissà se si è riconosciuto in qualcuno di loro, guardando il pubblico dalla prospettiva più bella: quella del gradino più alto del podio.

Bezzecchi Mugello
© Aprilia Racing

Forse il Bez non ha ancora realizzato “che ca**o hai combinato”, per usare le parole che Bagnaia gli ha rivolto al suo arrivo nel retropodio. Eppure, nelle lacrime trattenute a fatica dopo la bandiera a scacchi, c’era tutta la bellezza di un sogno diventato realtà. In quegli occhi lucidi, gonfi di felicità, si riflette una rivoluzione silenziosa, quasi in contrasto con l’esuberanza che contraddistingue il pilota romagnolo.

© Michelin

Per anni il motociclismo italiano ha inseguito l’idea di trovare un nuovo Rossi, qualcuno capace di continuare a riempire tribune e prati del Gran Premio d’Italia. Ma il record di presenze di questa edizione racconta un’altra storia. Quella di un pubblico che non sente più il bisogno di cercare il passato nel presente, ma che ha imparato ad affezionarsi a una nuova generazione per ciò che è. E allora, in quel sorriso incredulo e in quelle lacrime sincere del Bez, c’è qualcosa che appartiene a tutti. Un ragazzo che sta vivendo il sogno che inseguiva da bambino e un Paese intero che, guardandolo, ha ritrovato la voglia di sognare insieme a lui.

La perfezione esiste: si chiama partenza di Pecco Bagnaia al Mugello

Se dopo gli undici giri iniziali trascorsi in testa fosse arrivata anche la vittoria, sarebbe stato questo il titolo del pezzo. Già nel 2024, nonostante una penalità che lo aveva relegato alla quinta casella in griglia, il pilota torinese aveva dimostrato di conoscere alla perfezione l’arte della partenza, portandosi immediatamente al comando. Questa volta, però, sembra essersi superato: scattato in sesta posizione, è uscito dalla San Donato subito dietro alle due Aprilia, impiegando appena un paio di giri per prendersi la testa della corsa.

Bagnaia Mugello
© Michelin

Sulla distanza, l’eccessivo consumo della gomma posteriore lo ha costretto a cedere terreno a Bezzecchi e Martin. Ma la sua tenacia, unita alla spinta del pubblico di casa, gli ha permesso di resistere quando è arrivato il momento di chiudere la porta alla furiosa rimonta di Ogura e blindare il terzo gradino del podio.

Sul podio si è rivisto un Bagnaia che mancava da tempo: sorridente, leggero, quasi sollevato. Come se quel terzo posto avesse il sapore di un successo ritrovato, in grado di sollevare un tappo emotivo che rischiava di comprimere tante cose, tra cui quel talento luminoso che il Mugello ci ha ricordato non essere ancora arrivato il momento di dimenticare.

Bagnaia Mugello
© Ducati Media House

Aprilia vs Ducati: un cambio che scotta

Il terzo posto di Bagnaia ha impedito che la doppietta Aprilia si trasformasse nell’ennesima tripletta della casa di Noale. Eppure, per Ducati, cedere a un’altra italiana quello che storicamente è sempre stato il proprio feudo – per usare il termine scelto da Tardozzi al termine del weekend – “brucia“.

Aprilia Mugello
© Aprilia Racing

Se l’inizio di stagione aveva già lasciato pochi dubbi sul fatto che Aprilia fosse partita con il piede giusto, consacrare il proprio dominio proprio al Mugello, impreziosito anche dalla vittoria di Raul Fernandez nella Sprint del sabato, avrà dato un certo gusto all’ad Massimo Rivola e agli uomini Aprilia, che hanno celebrato il successo componendo sul tabellone un eloquente “Casa Nostra”.

Insomma, un passaggio di testimone bollente tra le due case tricolori.

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Vittoria Galassi

Classe ’01, orgogliosamente imolese. Il motociclismo è entrato nella mia vita da una domanda rimasta in sospeso: «Babbo, ma Simoncelli diventerà mai forte come Rossi?». Da lì, la mia penna ha iniziato a scorrere sul foglio come una traiettoria in piega, senza più smettere di inseguire pensieri e velocità. Oggi scrivo di MotoGP, ma all’occorrenza faccio il Marshal e, a breve, anche il medico.

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