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Luca Ghiotto: “La Formula E sembra un monomarca, ma varia per ogni team”

Nel corso dell’E-Prix di Roma, abbiamo avuto modo di intervistare Luca Ghiotto, collaudatore e pilota del simulatore di Nissan in Formula E

14 Luglio 2023
5 min read

Nel corso dell’E-Prix di Roma, abbiamo avuto modo di intervistare Luca Ghiotto, collaudatore e pilota del simulatore di Nissan in Formula E. Ghiotto c’ha spiegato le caratteristiche del tracciato romano, come il caldo influisca sulle gomme e come, al di là delle apparenze, le vetture di Formula E siano totalmente diverse tra loro

Luca Ghiotto. © Shiv Gohil / Spacesuit Media
© Shiv Gohil / Spacesuit Media

Fuori Traiettoria: Ciao Luca, grazie per la tua disponibilità. Parto chiedendoti come hai trovato la pista rispetto a Berlino o ad altri cittadini che hai provato (in altre categorie, ndr) come Roma e Monaco.

Luca Ghiotto: Ciao a voi! La pista è interessante, secondo me come layout è molto divertente. È difficile, soprattutto la parte che sale da curva 4 a curva 6, che è molto più veloce. Non è proprio piatta, ci sono molti tombini, molti bump, e comunque lì si parla di velocità discretamente alte. L’ultima parte di pista invece ricorda molto di più un circuito cittadino americano, con tante curve a 90 gradi. È un bel mix, a me piace, so che altri si lamentano un po’ dei bump, però è una pista abbastanza amata per il disegno. Diciamo che con auto come queste aiuterebbe se fosse un po’ più piatta la pista, però alla fine se corri nei cittadini non puoi pretendere troppo.

FT: A questo proposito, credi che la macchina vada meglio nei tratti veloci o nei tratti lenti in generale?

LG: Alla fine dipende tanto dal powertrain, sembra un monomarca ma mezza macchina è sviluppata da un costruttore diverso. La nostra nello specifico va molto bene nei tratti veloci, siamo andati molto bene a Portland, a Cape Town. Quindi alla fine quel tratto difficile del circuito è in realtà positivo per la macchina. In realtà non va male da nessuna parte, abbiamo fatto dei grossi passi in avanti, ma in quei punti facciamo la differenza.

FT: A proposito della macchina, volevamo chiederti quale fosse la procedura più complicata a livello di gestione della macchina, ad esempio come settaggi del volante o altro.

LG: Mah, dal lato software ovviamente hai sempre bisogno dell’ingegnere che ti dica cosa fare, perché ci sono così tante funzioni che è impossibile ricordarle tutte. Quelle basiche diventano abbastanza naturali dopo un po’, come la ripartizione dei freni o cose così, sono abbastanza facili da usare. È più un discorso di aggiustare le impostazioni dell’auto in maniera un po’ più fine, ma con l’aiuto dell’ingegnere oramai è diventato tutto più semplice anche da quel lato. Sicuramente da soli non ce la faremmo!

FT: Un tuo collega (Drugovich, ndr) prima c’ha detto che il tratto più difficile della pista è quello da curva 6 a curva 7. Sei d’accordo?

LG: Sì, assolutamente (ride, ndr). Da curva 5 in poi la trovo molto difficile, e poi curva 6 è la parte più difficile di tutte, e infine curva 7 con la frenata in salita… è una frenata un po’ strana, perché mi ricorda molto San Francisco, con la salita improvvisa. Anche se in realtà la salita aiuta, perché porti più carico sulle ruote e si può frenare di più, visto che rallenta già di per sé. Diciamo che in generale tutto quel tratto da curva 5 è difficile, perché poi nel curvone della 6 c’è un bump enorme a inizio curva, e poi nella parte centrale ci sono tanti tombini da schivare. Io prima ne ho toccato uno e ho avuto un “Code Brown” abbastanza importante (ride, ndr), e questo pur andando piano, perché essendoci le prove libere ufficiali dopo due ore ovviamente non abbiamo spinto. Il mio compito era quello di portare a casa la macchina tutta in un pezzo, e comunque pur non spingendo erano molto al limite!

FT: Obiettivo completato, e comunque hai ottenuto un buon risultato (terzo, ndr). Sei contento di quello che sei riuscito a mettere insieme, nonostante non avessi spinto?

LG: Mah, sì, perché ero il più veloce nell’ultimo settore ed era l’unico punto in cui spingevo, perché alla fine i punti più pericolosi e in cui si possono fare danni sono i primi due settori, nei quali ci sono anche le frenate più impegnative. Nel terzo invece, in cui con le curve a 90 gradi e con i rettilinei corti puoi permetterti di spingere di più, eravamo i più veloci, e questa cosa quindi va a combaciare con quello che stavo facendo in macchina, perché sapevo di non spingere nei primi due settori e nel terzo sì, e infatti ha funzionato. Alla fine però i tempi effettivi credo che nessuno li guardi, perché per quanto sia una bella sessione credo che nessuno abbia rischiato, o quantomeno noi non l’abbiamo fatto, per consentire ai meccanici di fare il lavoro necessario per le FP1.

FT: Volevo chiederti poi se credi che con queste condizioni di pista, con molto caldo, queste gomme più dure siano state più a loro agio rispetto a Berlino, o se hai riscontrato le stesse problematiche.

LG: Hankook è al primo anno, bisogna sempre considerarlo e ci sarà uno sviluppo importante. Con questo caldo si può pensare che con una gomma molto dura sia più facile, ma comunque il degrado termico c’è. Alla fine comunque la gomma soffre al livello di overheating, per quanto rispetto ad una gomma di F1 o di F2, che comunque sono slick e possono sembrare più facile da usurare, perché ci fai una gara di un’ora e poi la butti via, questa per quanto sia molto dura comunque soffre comunque la temperatura. Anche se non si consumano manca comunque grip.

FT: Ultima cosa, visto che hai appena provato la macchina, volevo chiedere quali aspettative hai per la Nissan per il weekend?

LG: Roma è una pista che è un po’ un punto di domanda per noi, perché siamo sempre andati forti sulle piste veloci, come Città del Capo o Portland, così come nelle piste più collaudate come Montecarlo. Che poi sia Città del Capo che Portland sono due piste molto simili, anche se una è cittadina e l’altra no le velocità medie sono molto alte in entrambe. Poi abbiamo fatto molto lavoro per quanto riguarda le parti lente, dove ad inizio anno abbiamo sofferto, così come a Berlino. Quindi questa gara sarà un po’ un test per noi per vedere se il lavoro che abbiamo fatto funziona, perché Roma dal punto di vista della trazione e delle curve lente credo sia una delle piste più difficile: ci sono tante curve e sono quasi tutte lente. Sarà un ottimo banco prova per noi.

FT: Grazie mille Luca, in bocca al lupo per tutto!

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Alfredo Cirelli

Classe 1999, scrivo su Fuori Traiettoria dal 2019 e non ho ancora imparato se si scrive tutto attaccato o meno. Su questo sito ho trattato di tutto, dalla F1 alla Formula 4 cinese, ma mi occupo principalmente di formule minori, Formula E e GT. Sono accreditato FIA e SRO, e considero la mia domenica ideale andare in pista o guardare le corse in televisione

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