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Randy Lanier: dallo spaccio di erba alla 500 Miglia di Indianapolis





La storia che vi raccontiamo oggi è quella di Randy Lanier, che riuscì a finanziare la propria carriera automobilistica grazie alla vendita di stupefacenti.

Randy Lanier Indy 500

31 maggio 1986. Indianapolis, Indiana, Stati Uniti d’America. Uno splendente sole primaverile illumina il più antico e famoso circuito del mondo, l’Indianapolis Motor Speedway, su cui sta per andare in scena la 500 Miglia di Indianapolis, la corsa più famosa del pianeta, in mezzo ad un’immensa folla festante. Manca poco alla partenza: mentre il famoso attore di Supercar David Hasselhoff canta l’inno statunitense, i migliori piloti a stelle e strisce si preparano in griglia. Ci sono proprio tutti: Rick Mears, Danny Sullivan, Bobby Rahal, Mario e Michael Andretti, Al Unser Sr e Jr. Tra questi nomi, salta all’occhio quello di un pilota semisconosciuto, che fino a pochi anni prima non immaginava minimamente che si sarebbe trovato in mezzo al più grande spettacolo delle corse: in tredicesima posizione, come miglior rookie, è schierato Randy Lanier, al volante di una March motorizzata Ford Cosworth del team Arciero. Eppure, il suo percorso non è stato quello classico di tutti i piloti. Anzi, nessuno in realtà ha idea di quale sia stato il suo percorso; ma neanche lui sa una cosa: che la FBI sta indagando su di lui. Ma perché? Dobbiamo fare un passo indietro. Paura eh?

Randy Lanier nasce nel 1954 a Lynchburg, in Virginia da una famiglia che si occupa di una piantagione di tabacco; alquanto ironico, se si pensa come quest’industria sia stata fondamentale per la crescita dello sport dei motori. Nel 1963, a nove anni, giocherellando con una radio, si imbatte per caso nella radiocronaca della 500 Miglia di Indianapolis; sarà uno dei momenti più importanti della sua vita, perché Lanier si innamorerà perdutamente delle corse. A gareggiare però non ci pensa; correre costa, e un umile figlio di piantatori non può che guardare da lontano questo mondo incantato delle corse.

Comunque, a tredici anni si trasferisce in Florida. E questo sarà il secondo momento che gli cambierà la vita. Perché alla fine degli anni 60 negli Stati Uniti ci sono i cosiddetti hippie, i pacifisti contrari alla guerra del Vietnam, che si riuniscono predicando la non violenza e, tra le altre cose, per fumare marijuana. Randy inizia così a fare uso di erba, tanto da venire sospeso da scuola quando viene beccato in possesso della suddetta; per evitare che il figlio si cacci in brutti giri, il padre spedisce Randy a lavorare come muratore; se però questo doveva essere un modo per allontanarlo dallo spaccio, non funziona, perché sul lavoro i suoi colleghi, vedendolo con i capelli lunghi, iniziano a chiedergli se avesse dell’erba per loro. Risultato: Randy si rende conto che sì, forse potrebbe anche guadagnarci qualche soldino.

Randy Lanier
Randy Lanier oggi

Il quindicenne Randy Lanier inizia quindi a vendere sempre più erba, accumulando sempre più soldi: nel corso di una vendita ad un concerto, conosce la donna che sarà la sua futura moglie, Pam. Gli affari vanno così bene che nel 1974, a vent’anni, riesce a comprarsi un motoscafo Magnum, da utilizzare sia per trasportare l’erba dalle Bahamas che per divertirsi. Ed è proprio alla guida di questo motoscafo che in Randy si risveglia il desiderio di correre in macchina; l’adrenalina che gli provoca la velocità è infatti la migliore che abbia mai provato. Nel 1978 decide finalmente di fare il grande passo: sfruttando i soldi guadagnati, decide di comprarsi una vecchia Porsche 356 Speedster del 1957, con cui si iscrive al Campionato Regionale del Sudest della SCCA. L’inizio è incoraggiante, e nel 1980 si aggiudica il campionato. A questo punto, Lanier inizia a pensare di poter farne una carriera. Al termine della stagione 1981 si iscrive alla gara di Daytona del campionato IMSA GT nella classe GTX, mentre nel 1982 partecipa proprio alla 24 ore della Florida in classe GTP al volante di una Ferrari 512 BB/LM della NART (North American Racing Team) in sostituzione di Janet Guthrie, che si era sentita male; l’esordio è positivo, e il suo equipaggio, composto da Bob Wollek ed Edgar Doren resta per diciotto ore in terza posizione assoluta, prima di doversi ritirare per un incidente causato dallo stesso Lanier (a detta sua, dovuto ad un guasto al cambio). A questo punto le presenze del pilota della Florida si fanno sempre più frequenti, tanto che a fine anno, al volante di una March 83 G, riesce addirittura a conquistare due podi, a Mosport e a Mid Ohio.

Sempre nel 1982, Lanier riesce a partecipare alla 24 ore di Le Mans al volante sempre di una Ferrari della NART, con Preston Henn e Denis Morin (ritirandosi per aver finito la benzina), ma la sua attenzione è sempre volta all’IMSA GT: nel 1983, incredibilmente, riesce a conquistare un secondo posto alla 24 ore di Daytona, anche se per il resto della stagione riesce a partecipare solo a sprazzi. Con gli affari che vanno bene, e la passione per le corse che cresce sempre di più, per il 1984 Lanier decide di fare il grande salto, fondando il suo team, la Blue Thunder Racing, prendendo spunto per il nome da uno show televisivo molto popolare all’epoca, sfruttando telai March e motori Chevrolet; come secondo pilota viene ingaggiato Bill Whittington, vincitore a Le Mans nel 1979, che lo affiancherà nelle gare endurance mentre in quelle sprint avrà una sua auto, e come crew chief viene scelto Keith Leyton.

Il campionato IMSA GT all’epoca era molto popolare negli Stati Uniti; meno forse della CART e della NASCAR, ma la presenza di gare iconiche come la 24 ore di Daytona e la 12 ore di Sebring, di costruttori famosi e di piloti di alto livello rendevano il campionato molto impegnativo; specialmente se si era alle prime armi, con un team emergente e i tuoi rivali rispondevano al nome di Porsche: Lanier, comunque, inizia ad importare sempre più marijuana nel tentativo di finanziarsi, e in realtà inizia bene la stagione, cogliendo un due secondi posti nelle prima quattro gare, alla 12 ore di Sebring e alla 500 km di Road Atlanta. Alla quinta gara del campionato, la 6 ore di Riverside, clamorosamente Lanier vince in coppia con Whittington, ottenendo la sua prima vittoria da professionista, grazie ad un errore all’ultimo pit stop di Holbert e Bell; a questa seguono altre due vittorie consecutive, alla 100 miglia di Laguna Seca e alla 500 km di Charlotte, che lo portano in testa alla classifica del campionato. Non solo: se ad inizio anno lui era il novellino e Whittington l’esperto, adesso le gerarchie si erano invertite, con Lanier che sembrava sempre di più la prima guida; Randy vince anche la 3 ore di Portland e la 500 km del Michigan, e va a podio anche a Lime Rock, alla 500 km di Mid-Ohio e alla 500 miglia di Road America; questi risultati gli consentono di presentarsi al penultimo appuntamento a Watkins Glen con la possibilità di chiudere matematicamente la partita. Qualificatosi terzo, Lanier riesce ad imporsi nel corso dei 500 km di gara, vincendo clamorosamente il titolo alla prima stagione completa.

Randy Lanier IMSA GT

A questo punto la storia di Randy Lanier si confonde con quella di Icaro: una persona di buon senso, infatti, avrebbe cercato di attirare l’attenzione su di sé il meno possibile. Ricordiamo il periodo: quelli erano gli anni di presidenza del Ronald Reagan, che aveva fatto della lotta allo spaccio di stupefacenti uno dei suoi cavalli di battaglia. Poco prima era infatti stata emanata una legge che stabiliva il carcere a vita per i grossi spacciatori. Quindi, questo pilota sconosciuto, che non si sapeva bene cosa facesse per vivere (in un’intervista disse che si occupava di una società di noleggio di attrezzature per sport acquatici), che improvvisamente vinceva nella classe regina dell’IMSA, iniziò a far sollevare qualche sopracciglio. Nonostante però la moglie Pam avrebbe preferito che Lanier mollasse, lui decise di puntare verso il sole, realizzando il suo sogno di bambino: la Indy 500. Proprio quella corsa che molti anni prima, davanti ad una vecchia radio in un capanno della Virginia, l’aveva fatto innamorare delle corse. Lanier quindi concentra tutti i propri sforzi per iscriversi al campionato CART del 1985: trova un posto all’interno del team Arciero Racing, ma le cose vanno molto male: il suo miglior risultato è un tredicesimo posto, non riesce a conquistare neanche un punto e, oltretutto, non riesce nemmeno a qualificarsi alla Indy 500, poiché nonostante abbia passato i rookie test, la USAC (la Federazione Americana) decide di non ammetterlo per via della sua scarsa esperienza. Il periodo tra il 1985 e il 1986 per lui è abbastanza complicato non solo a livello sportivo: la FBI ha iniziato ad indagare su di lui, cercando di capire da dove venissero i soldi con cui si finanziava le corse. Il suo ex pilota, Whittinghton, viene anche arrestato, e nel corso dei vari interrogatori salta fuori anche il nome di Randy. Lanier, però decide di fare un all in: imbastisce il suo più grande carico, ben 165mila libbre (75mila kg circa) di marijuana, decidendo che sarà l’ultimo, e con ciò decide di iscriversi al campionato del 1986, sempre con l’Arciero, passando però dai telai Lola a quelli March. Dopo due gare incolori a Phoenix e a Long Beach, arriva finalmente il mese di maggio, che si porta con sé anche la Indy 500.



Questa volta la USAC lo accetta, e Lanier riesce a qualificarsi in quattordicesima posizione ad una media di 209.964 miglia orarie (circa 338 km orari), scalando poi in tredicesima poiché Mario Andretti, qualificatosi quinto, è protagonista di un incidente nelle prove, dovendo quindi partire con il muletto e schierarsi in fondo al gruppo. La velocità ottenuta in qualifica gli permette anche di battere il record di rookie più veloce di sempre, scippando il primato a Michael Andretti. La pressione è incredibile: tutti i suoi amici e soci d’affari sono accorsi per vederlo. Per una volta, nessuno pensa all’erba, alla FBI e al carico da 165mila libbre, che ha avuto problemi ed è stato dirottato per evitare i federali. Per ora conta solo la pista, da percorrere 200 volte a velocità mostruose. La gara di Lanier è regolare, e alla fine riuscirà a concludere addirittura al decimo posto, classificandosi primo tra gli esordienti (tra cui vi erano il futuro pilota Benetton Roberto Moreno e Jacques Villeneuve Sr, fratello maggiore di Gilles). L’entusiasmo è alle stelle per Randy, che ha finalmente coronato il suo sogno: correre alla 500 miglia di Indianapolis, riuscendo anche a ben figurare, davanti a quasi mezzo milione di persone.

A quel punto, paradossalmente, la stagione di Lanier inizia a prendere una piega positiva, conquistando anche un sesto posto a Meadowlands: tuttavia, l’FBI oramai l’ha in pugno, e dopo la gara di Michigan, proprio il giorno della nascita del suo secondogenito, fa emanare un mandato di cattura: Randy quindi fugge, dandosi alla macchia, non prima di aver divorziato per permettere alla moglie Pam di non perdere tutti i soldi e le proprietà guadagnati. Fugge tra l’Europa e l’America, recandosi anche a Montecarlo (chissà che non fosse una gita turistica per vedere il circuito), venendo beccato ad Antigua il 26 ottobre 1987 mentre pescava. Il 4 ottobre dell’anno seguente fu condannato all’ergastolo, ma venne rilasciato nel 2014. Attualmente, Randy Lanier si occupa di una compagnia di marijuana medica, che utilizza come sponsor nelle corse, e ha intenzione di risposare la sua Pam. A quanto pare, i suoi interessi principali non sono cambiati affatto nel corso degli anni.





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Alfredo Cirelli

The author Alfredo Cirelli

Classe 1999, sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1, ma copro anche la Formula E (categoria per cui sono accreditato FIA), la Formula 2 e la Formula 3