Il momento più atteso dell’intera stagione WorldSBK 2026 è arrivato al termine di Gara 2 al Cremona Circuit: transitando in seconda posizione sotto la bandiera a scacchi, Nicolò Bulega conquista il titolo di campione del mondo. Bulega è il secondo pilota italiano a laurearsi campione del mondo delle derivate di serie, quattordici anni dopo il titolo di Max Biaggi, in sella ad una moto italiana (Aprilia) centrato in Italia (Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola). L’emiliano è il primo pilota italiano a vincere il campionato in sella ad una Ducati, la casa che ha creduto in lui, rilanciandolo nel mondiale Supersport dopo le parentesi opache nel mondiale Moto2, dove la carriera di Nicolò sembrava essere già arrivata a dei prematuri titoli di coda. Nonostante l’esito fosse già ampiamente scritto grazie alla supremazia imposta da Bulega durante il corso della stagione corrente (26 vittorie sinora, 21 delle quali consecutive) il #11 ha espresso tutte le sue emozioni durante i festeggiamenti di questo ambito traguardo: “Dopo la bandiera a scacchi ho cominciato a piangere” afferma Bulega: “poi molti piloti si sono fermati a farmi le congratulazioni, ed è stato un bel momento. Celebrare questo risultato coi miei amici, la mia squadra è stato fantastico, specialmente qui in Italia, a Cremona: sapevo che vincere qui era veramente importante, infatti durante la gara continuavo a ripetermi di non fare errori, di tenermi del margine, di non incappare in sbavature che sarebbero potute costarmi caro”. Ai microfoni della stampa, Bulega è ancora incredulo: “Penso di non aver ancora realizzato ciò che abbiamo fatto: mi sento nato in questo paddock, perché mio papà è stato proprietario di un team di Supersport, ed io da piccolo giravo nel paddock seguendo le gesta di leggende come Bayliss, Haga ed altri. Pensare che adesso anche io sono campione del mondo, è una storia incredibile”.
Bulega è sicuramente al settimo cielo, il potersi fregiare del titolo di campione del mondo lo porta a vivere il momento più alto della sua carriera. La dedica, però, va a chi è rimasto al suo fianco negli attimi più complicati: “La vittoria di questo mondiale la dedico a me stesso e a tutte le persone che hanno creduto in me nei momenti peggiori: questo risultato è frutto di tutti gli anni di fatica e sacrifici che abbiamo fatto insieme. Sono contento di passare in MotoGP potendo lasciare la mia squadra in WorldSBK con questa gioia conquistata con loro e grazie a loro. Finalmente ora sono in un momento bellissimo della mia carriera e sta andando tutto per il verso giusto, non posso fare altro che ringraziare la mia squadra”.
Passando dal paddock della MotoGP a quello della Superbike, il percorso di crescita personale per Bulega ha affrontato vari aspetti, molto profondi: Nicolò non si sente maturato soltanto come pilota, ma come persona, e riflette sull’importanza del fattore umano, in quanto fondamentale. Riconoscere il valore delle persone, lavorare con empatia, comprensione, puntare tutti nella stessa direzione per raggiungere gli obiettivi, sono aspetti che hanno fatto la differenza in questi ultimi anni, e per Bulega sono stati la chiave per il raggiungimento di questo splendido traguardo: “Passare momenti bui mi ha aiutato tantissimo. All’inizio della mia carriera in Moto3 ero sulla bocca di tutti, dicevano che avrei spaccato il mondo: così non è stato, e toccare il fondo dopo aver avuto addosso il fardello di tutte queste aspettative irrealizzate mi ha formato come pilota ma soprattutto come persona. Il motociclismo è uno sport individuale, ma dietro il pilota c’è sempre una moltitudine di persone a cui ci si deve affidare per essere competitivi e stare bene: la relazione con queste persone è fondamentale, bisogna sempre comportarsi con professionalità, porsi sempre con un atteggiamento positivo e coinvolgere tutti per creare un ambiente di lavoro ideale; non è scontato, ma anche questo si traduce in decimi guadagnati sul tracciato, questo mi ha aiutato moltissimo”.

