Una gara a lungo controllata da Alpine, che sembrava quasi “congelata” nei valori di forza fino a 56 minuti dal termine, si è improvvisamente infiammata a causa del violento botto della McLaren #58 di Gehrsitz sul guardrail esterno in approccio alla curva 1; determinante un leggero contatto con la Aston Martin #27 guidata da Mattia Drudi (poi capace di rimontare fino alla 2a posizione), con le due vetture britanniche risucchiate nel side draft al termine del rettilineo principale. Con le barriere messe maluccio, la conseguente lunga neutralizzazione di 30 minuti per la riparazione ha innescato un caotico valzer ai box che ha riscritto le sorti della classe Hypercar e della classifica Mondiale a due round (Barcellona e Monza) dalla conclusione del WEC 2026.
Toyota, una vittoria sol…levante
A vincere la 6 Ore del Fuji è la Toyota TR010 Hybrid #8 di Ryo Hirakawa, Sebastien Buemi e Brendon Hartley, capace di emergere dal caos nel momento perfetto. Dopo una prima parte di gara in cui la Hypercar nipponica ha dovuto difendersi dagli attacchi di Aston Martin e Cadillac (con Hartley finito anche in testacoda), la tempistica della sosta sotto Safety Car nell’ultima ora ha permesso all’equipaggio di balzare clamorosamente in testa (ottenendo un successo che in casa mancava dal 2023) grazie ad una delle frequenti masterclass del muretto.
Toyota 🆚 Alpine in Fuji
— FIA World Endurance Championship (@FIAWEC) September 27, 2026
That was a close call for Alpine who still lead the race!
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Al restart, Hirakawa ha gestito magistralmente la pressione e i doppiaggi, respingendo il rientro furioso dell’Alpine guidata da Victor Martins e regalando alla casa madre un trionfo pesantissimo. Gara non facile, invece, per la gemella #7: rallentata da una foratura iniziale e passata a una strategia alternativa, ha subìto prima un testacoda con De Vries (a contatto con l’Alpine #35 di Habsburg) e poi un drive through per infrazione in regime di Full Course Yellow, chiudendo 8a.
Alpine ci è andata di nuovo vicino
La medaglia d’argento dietro a Toyota ha il sapore amaro della beffa per la casa transalpina, vincitrice alla 6 Ore del Fuji dello scorso anno. Le A424 hanno dettato legge per quasi tutta la corsa, costruendo un solido 1-2 fin dalla bandiera verde con le vetture #36 e #35. Nonostante le incursioni temporanee dell’Aston Martin, le Alpine sembravano destinate alla vittoria prima che la Safety Car finale mandasse all’aria i loro piani scompaginando la classifica nella girandola dell’ultimo pit-stop. Nel finale, Victor Martins (sulla #36 condivisa con Gounon) si è reso protagonista di una rimonta furiosa: superata la BMW #15 cui era finito dietro dopo la sosta, si è messo a caccia di Hirakawa girando su tempi inavvicinabili per chiunque grazie alle coperture nuove (il cui montaggio è stato causa del rientro in pista in 4° posizione dopo essere entrata ai box da leader), ma il traffico dei doppiati (tra cui la Aston #007) gli ha tolto la velocità di punta necessaria per il decisivo assalto, “accontentandosi” del secondo gradino del podio.

BMW a due facce
La medaglia di bronzo se la prende la M V8 Hybrid #15 di Vanthoor/Marciello/Magnussen. Emersa in seconda piazza dal caos dell’ultima sosta, la vettura bavarese si è difesa con i denti dagli attacchi di Martins sul dritto, dovendo poi cedere il passo all’Alpine (bella la battaglia nel terzo settore del circuito) ma assicurandosi un preziosissimo terzo posto in chiave classifica Mondiale. Diametralmente opposta la corsa della gemella #20 di René Rast/Frijns/Van Der Linde, sprofondata fuori dai punti in seguito a una foratura, danni all’ala posteriore e un contatto nel traffico con la Ferrari #51, archiviando il weekend nel cassetto “incubi”.

Disastro Ferrari, Peugeot insapore
Per Ferrari AF Corse, la trasferta giapponese è stata una vera via crucis. La corsa si è compromessa da subito per la #83 e la #51, scivolate nelle retrovie. Le speranze erano tutte sulla #50 di Nielsen/Fuoco/Molina, fermata però da un clamoroso guasto al sistema dei martinetti ai box che l’ha poi costretta allo stop in pista alla curva 16 e al ritiro definitivo. La mazzata finale è arrivata sull’unica 499P rimasta: la #51 ha perso tantissimo tempo nell’ultima sosta sotto Safety Car per posizionarsi nella piazzola, incassando inoltre una penalità di 10 secondi e sprofondando all’11° posto, persino dietro alla non fortunatissima Toyota #7, che alla 6 Ore del Fuji 2026 ha concluso 8a.
Note dolenti anche per l’eterna incompiuta Peugeot 9X8, costretta ad alzare bandiera bianca al traguardo delle quattro ore per la rottura del cambio sulla #93 di Di Resta, ma che quantomeno è riuscita ad agguantare un 6° posto finale grazie alla #94 di Duval/Jakobsen/Pourchaire.
Aston Martin e Genesis ancora acerbe, Cadillac boh
Le Valkyrie hanno dimostrato un potenziale enorme, arrivando a prendere la testa della gara nella prima metà con la #007 di Gamble/Tinknell, salvo poi vanificare il tutto con un drive through (dannata linea bianca in pit entry).
In casa Cadillac, la #38 di Bourdais/Bamber ha mostrato i muscoli recuperando bene dopo un testacoda iniziale (innescato da una Mercedes LMGT3), mentre la #12 di Stevens ha scontato un drive through e optato per una sosta di emergenza nelle fasi conclusive, scendendo al 7° posto.
Menzione d’onore per le Genesis, capaci di stazionare a lungo in top-10 e di battagliare quasi ad armi pari con le Toyota; non ha pagato l’azzardo con la #17 (Lotterer/Derani/Jaubert, anche penalizzata per pressioni irregolari) sulla quale sono state montate gomme wet al pit-stop finale scommettendo sull’aumento di una pioggia che, però, non è mai scesa in maniera copiosa. Appena fuori dai punti la gemella #19 di Jaminet/Chatin/Juncadella.
LMGT3: BMW vince in volata una corsa pazza (ma sub judice)
LMGT3 pile-up on race start ⚠️
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Here's the incident which triggered an early safety car from multiple onboard angles…
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Inaugurata dalla clamorosa e disastrosa carambola al via innescata dalla Ferrari #21 (che ha subito eliminato Ford #88 e Mercedes #61), la 6 Ore del Fuji per la classe LMGT3 è stata un continuo avvicendarsi alla leadership: dalla Corvette #33 alla Ford #77, passando per la BMW #69 WRT e la McLaren #10. L’episodio chiave è avvenuto a meno di un’ora dalla fine: un sorpasso troppo ottimistico della McLaren #58 di Gehrsitz (che nel crash non ha riportato problemi fisici) sulla Aston Martin #27 di Drudi è sfociato in un violento tonfo della povera 720 contro le barriere, chiamando in causa la fatidica Safety Car.
HUGE CRASH for Finn Gehrsitz 💥
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The #58 McLaren has suffered a heavy impact at Fuji and retires from the race. The driver is safely out of the car.#WEC #6HFuji pic.twitter.com/3rlcGqrHvP
L‘ultimo stint dopo la neuralizzazione è stato a dir poco intenso, con le due Corvette (#34 e #33) che sembravano lanciate verso una trionfale parata, con Catsburg ed Eastwood impegnati a blindare la classifica di campionato respingendo gli assalti della McLaren #10. A rovinare la festa americana ci ha pensato Augusto Farfus: forte di gomme meno usurate, il brasiliano della BMW #32 WRT (in equipaggio con Gelael e Leung) ha sfruttato la velocità in percorrenza divorandosi le due Corvette a 7 minuti dalla bandiera a scacchi e andandosi a prendere il gradino più alto del podio. La festa WRT, però, è congelata: al momento della pubblicazione dell’articolo la vittoria è sotto investigazione per un contatto avvenuto proprio tra la vettura vincitrice e la Corvette #33, che ha chiuso la gara in terza posizione (un piazzamento comunque utile per mettere un’ipoteca pesantissima sul titolo mondiale). Sul secondo gradino del podio sale invece con merito la Aston Martin #27 (Drudi/James/Robichon), uscita indenne dall’incidente con la McLaren #58 e con un Mattia scatenato nel finale.
Toyota vince la 6 Ore Fuji 2026 – Classifica finale

Il prossimo appuntamento con il WEC 2026 sarà a Barcellona, con la novità della 6 Ore in terra spagnola!

