tèmpo s. m. – Rappresentazione della modalità secondo la quale i singoli eventi si susseguono e sono in rapporto l’uno con l’altro. Per estensione: l’insieme delle condizioni fisiche atmosferiche.
Definizione che il GP di Francia ha deciso di ribaltare. A Le Mans ci si aspettava la solita domenica di pioggia torrenziale, e invece tempo sereno. Ma soprattutto, il weekend francese ha raccontato un altro tipo di tempo: quello dei ritorni, dei salti nel passato e delle corse verso il futuro. C’è chi con i propri fantasmi si è scontrato e chi, invece, li ha abbracciati per ripartire. Tutti sospesi su una linea temporale che non lascia mai il tempo che trova.
Un tempo piccolo
E mi giocai i ricordi provando il rischio / Poi di rinascere sotto le stelle / Dimenticai di colpo un passato folle / In un tempo piccolo.
Sono i versi cantati da Califano che ci immaginiamo riecheggiare nei pensieri di Jorge Martin. A Le Mans, lo spagnolo ha inciso il proprio inno al riscatto, danzando tra curve e avversari quasi sospeso in una dimensione spirituale.

Dopo un 2025 tormentato dagli infortuni, il Campione del Mondo 2024 è tornato a imporsi con forza, trionfando in entrambe le gare del weekend – primo a riuscirci nel 2026. Una doppietta che lo proietta a una sola lunghezza di distanza in classifica dal leader Marco Bezzecchi. L’italiano, dopo aver dominato l’inizio di stagione a suon di record, si trova ora a fare i conti con un Martin, che — parafrasando ancora Califano — ha trasformato lo sguardo per mirare altrove. Anche oltre i limiti dell’8° casella da cui l’#89 scattava al via della Sprint. Una posizione scomoda, nel cuore della terza fila, dalla quale lo spagnolo ha però intravisto un varco e non se l’è lasciato sfuggire: scatto fulmineo, sorpasso magistrale all’esterno della prima curva e testa della gara conquistata.

Rimandato, almeno per ora, il duello tra i due compagni, Aprilia si gode la propria consacrazione dopo aver monopolizzato il podio del GP di Francia con Martin, Bezzecchi e Ogura. Eppure, la sensazione è che sarà “piccolo” anche il tempo che separa Jorge e Marco dal portare la loro battaglia direttamente in pista. Magari già a Montmeló, il circuito catalano che di duelli leggendari se ne intende. Vi dice qualcosa Catalunya 2009?
Non è tempo per noi
Sembra dirlo in coro l’intera Ducati. E se il titolo “Profondo Rosso” soffre ormai di una certa inflazione giornalistica, forse vale la pena invertire gli addendi per capire davvero cosa la Rossa nasconda nel profondo.

Ducati ha perso il proprio leader naturale: Marc Marquez. Lo spagnolo ha visto il suo 2026 complicarsi definitivamente dopo la violenta caduta nella Sprint, costatagli la frattura del piede destro e un precoce ritorno sotto i ferri per operare anche la spalla già infortunata. Per il nove volte campione del mondo si apre così l’ennesimo comeback di carriera: il #93 è, infatti, arrivato all’8° intervento in appena 6 anni.
Nel frattempo, “AAA primo pilota cercasi” è l’annuncio di massima urgenza per la casa di Borgo Panigale. La candidatura più naturale sarebbe quella di Fabio Di Giannantonio. Il pilota VR46, attualmente terzo nel mondiale, si è ritagliato con continuità il ruolo di miglior Ducati in pista, ma il suo passaggio in KTM nel 2027 insieme ad Alex Marquez sembra ormai una formalità.

E Pecco Bagnaia? Anche il torinese appare sempre più distante dal centro del progetto Ducati e vicino ad Aprilia. Eppure, nonostante una GP26 nervosa in frenata e poco stabile in percorrenza, il tre volte iridato lascia ancora intravedere lampi del campione capace di dominare il recente passato: la pole position e il secondo posto nella Sprint ne sono la conferma. Ai piedi del podio del sabato, quasi sembrava che Pecco avesse dato appuntamento a Bezzecchi e Martin — compagni abituali di vittoria appena due anni fa — alla gara della domenica. Peccato che la sua Desmosedici non abbia mantenuto la promessa. Al 16° giro, nella chicane tra curva 3 e 4, un problema tecnico all’anteriore lo ha tradito mentre si trovava in 2° posizione, spegnendo anzitempo una gara che sembrava poter rilanciare le ambizioni Ducati.

Che il tempo insiste / Perché esiste il tempo che verrà
Parentesi felice nella cronaca del GP di Francia è quella di Matteo Bertelle in Moto3. Il padovano classe 2004 di LevelUp MTA, poco noto a chi non segue le categorie minori (e sarebbe il caso di rimediare), nel GP di Francia ha conquistato molto più di un terzo posto, facendo pace con una storia sportiva che gli ha chiesto più del dovuto.
Prima la doppia lesione ai legamenti crociati al Sachsenring nel 2022, quindi, lo scorso aprile, una terribile caduta in allenamento, che ha rischiato di porre fine alla sua carriera, costringendolo a settimane in ospedale tra il coma e le difficoltà fisiche. Poi è arrivata Le Mans e, su un asfalto reso insidioso dal bagnato, giro dopo giro Bertelle ha preso margine sugli avversari, lasciandosi il passato alle spalle per abbracciare il presente. Così, nell’ultimo passaggio, al riparo dal casco, l’intero esercito di lacrime accampato dietro i suoi occhi ha deciso di levar le tende e Matteo si è lasciato andare in un pianto liberatorio, a rinfrescare quello sguardo che ha guardato in faccia la vita e ha deciso, ancora una volta, di prenderla per mano.

