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Audi A1 Sportback: promette tanto, mantiene tutto. Ed il prezzo…





Tra la moltitudine di segmenti che popolano il mondo dell’automobile, quello B è probabilmente uno di quelli in cui la concorrenza è oltremodo agguerrita. Praticamente tutti i marchi del mondo vantano infatti nei propri listini un’auto compatta, dalle dimensioni utili per districarsi nel traffico cittadino ma allo stesso tempo adatte per una vacanza con bagagli al seguito, ed è quindi parecchio arduo riuscire a distinguersi in una simile giungla di modelli.

© ASPhotography
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Arduo tuttavia non significa impossibile, ed è per questo che con il passare del tempo ciascuna Casa ha trovato il modo di donare personalità e carattere alle proprie “piccoline”. Alcune hanno puntato sulla semplicità e l’economia, altre invece hanno strizzato l’occhio ad un aspetto accattivante e a delle dotazioni da auto premium. Tra queste ultime, come da tradizione del marchio, figura sicuramente la nuova Audi A1, seconda generazione della baby di Ingolstadt lanciata nel 2010.

In questi 9 anni la piccola dei Quattro Anelli di strada ne ha fatta parecchia, riuscendo a ritagliarsi il proprio spazio all’interno di un mercato che non le ha perdonato alcuni difetti congeniti. In quanti, ad esempio, hanno criticato il fatto che sulla vecchia versione della A1 bastasse essere alti attorno ad 1,80 m per sentirsi compressi una volta accomodatisi sul divanetto posteriore? Moltissimi, e non serve che ve lo ricordi io. In Audi hanno saggiamente fatto tesoro dei verdetti che il mondo dell’automotive aveva emesso sulla propria piccina e dunque, quando è arrivato il momento di rinnovarla, hanno tentato di confermare quelli che erano i suoi punti di forza affiancandoli a migliorie sparse qua e là. Il risultato di questo corposo rimaneggiamento? Un’auto che non ha perso neppure uno dei suoi pregi e che, in maniera oserei dire quasi esemplare, ha saputo cancellare con un netto colpo di spugna la maggior parte delle pecche del suo recente passato.

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Dal punto di vista estetico, anche la nuova versione dell’Audi A1 (che abbiamo avuto modo di provare grazie alla concessionaria Sagam di Milano) mette in mostra una certa personalità. E’ difficile confonderla con un altro modello – persino all’interno della gamma dei Quattro Anelli, dove il famoso “family feeling” la fa ormai da padrone -, e nonostante sia nata sulla piattaforma MQB che ha partorito anche la cugina Polo il suo stile riesce ad essere particolare e facilmente riconoscibile. La nuova griglia single-frame, le prese d’aria posizionate ai lati del paraurti, le tre fessure piatte posizionate sotto al cofano in modo da richiamare i fasti dell’Audi Sport Quattro del 1984 ed i nuovi proiettori a LED – il cui design è ispirato agli “hydrofoil”, appendici sfruttate nella vela – danno personalità all’anteriore della nuova A1 Sportback, che perde forse un po’ di grinta nella zona laterale per poi riacquisire carattere nella zona del retrotreno. Lì infatti tornano a dominare la scena i proiettori a LEDbruniti per omaggiare ancora una volta la Sport Quattro -, il piccolo spoiler sopra il tettuccio e le aperture ai lati del paraurti, dal design simile a quelle anteriori e che contribuiscono a dare un piacevole senso di continuità alle linee della vettura.

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Nonostante la presenza del pacchetto S-Line esterno, su questa versione – la 30 TFSI – trovo che si faccia notare la totale assenza di terminali di scarico a vista, che senza bisogno di assumere dimensioni spropositate avrebbero forse donato un pizzico di aggressività in più ad un’auto che ha sacrificato sull’altare delle linee più tese qualche rotondità del recente passato. Assieme alle forme tondeggianti sono per fortuna scomparse anche le ristrettezze per gli occupanti dell’abitacolo: la nuova A1 Sportback, lunga 4,03 m, larga 1,74 m ed alta 1,41 m, infatti, è sorprendentemente spaziosa sia per chi siede davanti sia per chi siede dietro, con il montante posteriore del tettuccio che non spiove più bruscamente come in passato e che dunque rende più arioso l’interno della piccola di Ingolstadt. In 4 ci si sta bene, e con una capienza del baule che cresce di 65 litri (per un totale di 335 l in configurazione standard e di 1.090 l quando si abbatte completamente il divanetto posteriore) la baby dei Quattro Anelli riesce egregiamente a reggere il confronto con la diretta concorrenza.

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Assieme all’abitabilità è stata migliorata anche l’ergonomia complessiva degli interni della A1, ora decisamente più digitali ed al passo con i tempi. Nonostante l’assenza del pacchetto S-Line interno, linee, materiali e finiture della segmento B di Ingolstadt restano fedeli alla natura premium del marchio: la qualità delle plastiche scema solamente nella parte inferiore delle portiere, mentre nella parte alta della plancia e sul tunnel centrale le superfici sono tutte piacevoli al tatto. Pressoché assenti sono poi i giochi della manciata di pulsanti fisici rimasti, mentre molto funzionali sono sia l’Audi Virtual Cockpit – optional nonché vera e propria miniera di informazioni e schermate – sia il sistema MMI Touch, che assieme all’intera consolle è inclinato di 13° verso il guidatore per facilitarne l’utilizzo. Dotato ovviamente tanto di Apple Car Play quanto di Android Auto, il touchscreen da 10″1 mette a disposizione il giusto numero di funzioni, risultando chiaro nelle sue varie schermate e dotato anche di una buona responsività al tocco. Nel complesso, una volta saliti a bordo di una A1 Sportback si ha immediatamente la percezione di essere saliti a bordo di un’Audi: viene da recriminare solamente per la forma del volante, forse troppo teneramente tondeggiante in assenza del già citato pacchetto interno S-Line e che, viste le linee tese e gli spigoli che caratterizzano il design della plancia, avrei forse preferito con la parte inferiore appiattita anche nella versione di serie.

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Anche perché, nonostante il cuore pulsante della versione che abbiamo avuto in prova fosse il 1.0 TFSI a tre cilindri (in grado di erogare 116 CV di potenza massima ed una coppia di 200 Nm da 2.000 a 3.500 rpm), l’indole dell’Audi A1 Sportback non è proprio quella della segmento B sonnacchiosa, dell’auto compatta che è fruibile solamente per andare da un punto ad un altro senza permettere di togliersi neppure qualche piccola soddisfazione. La piccola di Ingolstadt si muove infatti tra le curve meglio di quanto mi aspettassi, con un inserimento preciso, uno sterzo che acquisisce…adeguata pesantezza man mano che il ritmo aumenta e con un rollio ed un beccheggio parecchio inferiori rispetto ad altri modelli nati sulla stessa piattaforma. Merito di ciò va dato non solo ai cerchi da 17″ abbinati a pneumatici 235/45, ma anche (o forse soprattutto) all’assetto sportivo di cui era dotata l’auto da noi avuta in prova, che si è rivelata a proprio agio tanto nel traffico cittadino quanto in qualche più inerpicata stradina di montagna.

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Il piccolo tre cilindri spinge infatti con discreto vigore sin dai bassi regimi, ed in accoppiata con il cambio automatico S tronic a 7 rapporti – i cui paddle al volante si pagano a parte – si fa apprezzare praticamente in qualsiasi situazione. Certo, la A1 Sportback 30 TFSI non brilla per il suo scatto bruciante o per l’allungo mozzafiato dato che parliamo di uno 0-100 km/h coperto in 9″4 e di una velocità massima di 203 km/h, ma questa variante della segmento B di Ingolstadt non vuole certo occupare il posto che spetterà poi tra qualche mese alla S1. Con questa versione della A1 è piacevole sfruttare il connubio motore-trasmissione per uscire con brio dalle curve, potendo inoltre fare affidamento su una trazione anteriore che non condanna ad un’eccessiva tendenza al sottosterzo anche per merito dei soli 1.165 kg di massa a vuoto. Rapportati alle prestazioni dell’auto sono anche i freni, con l’impianto che offre di serie dischi autoventilanti da 276 mm all’anteriore e da 230 mm al posteriore, così come adeguata è la moltitudine di sistemi di assistenza alla guida che questa A1 mette a disposizione dei suoi acquirenti: partendo dal Lane Assist si passa infatti all’Audi pre sense front (basic su richiesta) che mette in guardia da possibili situazioni di pericolo rilevate davanti a noi ed all’AAC con funzione Stop & Go, per poi finire con i vari sistemi di ausilio al parcheggio, che a seconda delle richieste comprendono sensori, retrocamera e assistenza al parcheggio vera e propria.

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Già, a seconda delle richieste. Quelle che, traendo ispirazione dall’ovviamente folto listino degli optional, consentono al prezzo della nuova Audi A1 Sportback di salire in maniera rapida. Come avrete capito, infatti, di qualità a bordo della piccola dei Quattro Anelli ce n’è parecchia. Ma, come avrete intuito, tutta questa qualità ha un costo. Nel caso specifico della versione da noi provata – che contava diversi optional ma alla quale ne mancavano altri, vedasi la retrocamera o i paddle -, quel costo equivale a 35.600 €, una cifra che per una segmento B (per premium che essa sia) farà sobbalzare dalla sedia molti. Fortuna per quei molti vuole, però, che per configurare un’Audi A1 Sportback in un allestimento carino servano quasi 10.000 € in meno: se è infatti vero che sul modello da noi provato alcuni optional erano assenti, è altrettanto vero che altri (dalla vernice al pacchetto S-Line esterno e dai cerchi da 17″ al cambio automatico S Tronic) erano presenti, e dunque non è difficile giostrarsi tra le varie configurazioni per ottenere una A1 Sportback che soddisfi tutti. Vostro portafoglio compreso.

Ecco il video della nostra recensione:





Tags : a1audi a1audi a1 sportbackprovasagam spatest drive
Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1", sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Sono accreditato FIA per F1, WRC, WEC e Formula E e ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow